Posts tagged ‘giustizia’

Altre riforme della Giustizia…

Quando si parla di riforma della Giustizia è facile scatenare reazioni di parte. C’è chi la vede indifferibile per porre rimedio alle lungaggini che di fatto negano il “servizio” ai cittadini, c’è chi ritiene che l’unico motivo per cui la si vuole riformare è la salvaguardia dell’impunità per Berlusconi. Poi c’è pure qualcuno che considera l’argomento “intoccabile” come se i magistrati non fossero come tutti gli altri dipendenti statali e sul loro operato (di merito oltre che di produttività) non si potesse neanche discutere.

Ora spunta un annunciato disegno di legge che si propone di contingentare i tempi della Giustizia penale (solo per i reati la cui massima pena è inferiore a 10 anni) a sei anni (due per ciascuno dei tre gradi di giudizio). A me pare ancora troppo, ma è già meglio che l’infinito. So per esperienza che essere messi nel tritacarne del processo ti sconvolge la vita, facendoti perdere la serenità e un bel po’ di soldini. Che almeno si sappia che tutto questo potrà al massimo durare sei anni è già una mezza consolazione.

Ma, dopotutto, perché mai un cittadino onesto dovrebbe temere la Giustizia? Se le indagini fossero condotte seriamente e rapidamente, se il giudizio fosse indiscutibilmente equanime e rilasciato in tempi contenuti, l’ingresso da imputato in un’aula giudiziaria non dovrebbe preoccupare più di tanto. Il problema è che ormai in Italia sono pochissimi (l’ultima rilevazione parla di un misero 18%) ad avere fiducia nel funzionamento della macchina giudiziaria, proprio per quello che si legge in giro quasi ogni giorno. Ed anche, forse, perché persiste qui da noi la singolarità del fatto che i magistrati non vengono mai (o quasi mai) chiamati a rispondere degli errori che compiono nell’esercizio della loro funzione (inquirente o giudicante che sia), in questo perpetuando un privilegio unico nell’ambito delle categorie professionali che operano al servizio della collettività.

Qualcuno dirà che tanta sfiducia dipende anche dall’operazione di delegittimazione condotta sistematicamente da Berlusconi che grida ai giudici politicizzati: può anche darsi. Però bisogna considerare che un giudice che trasfonde il suo pensiero politico negli atti che compie in nome della Giustizia dà parecchio da pensare. E se ancora c’è qualcuno che ritenga che ciò non accade, basta che legga questo “manifesto” che ha tutta l’aria di un programma politico, reperibile sul sito di “Magistratura Democratica”, la corrente di sinistra dell’Associazione Nazionale Magistrati.

11 novembre 2009 at 08:13 Lascia un commento

Come ai tempi di Don Rodrigo

La Giustizia in Italia è sotto osservazione da tempo e da più parti. Personalmente ho sempre pensato che sia per noi italiani IL problema dei problemi, perché è dal funzionamento della Giustizia che dipende la qualità della nostra convivenza civile. Lestofanti, furbetti, violenti e prepotenti possono proliferare tranquillamente qui da noi perché si sa che raramente ti beccano e, quand’anche ti becchino, le pene tardano ad arrivare e, se mai arrivano, raramente vengono scontate del tutto.

Ma c’è un altro risvolto del (mal)funzionamento della giustizia, in particolare della giustizia civile,  sul quale non avevo mai avuto occasione di soffermarmi: è quello messo in evidenza da Milena Gabanelli (l’autrice e conduttrice della rubrica televisiva “Report”) in questo suo articolo sul Corriere della Sera. Chiedere giustizia in Italia costa molto: la lunghezza delle cause (ormai la media per una causa civile è arrivata a dieci anni) fà sì che siano pochi a potersi permettere il lusso di intentare una causa o di resistere quando qualcun altro, specie se facoltoso (e tra i “facoltosi” metterei anche lo Stato, che le “sue” cause le paga con le nostre tasse) ne intenta una a te.

Ho presente un caso recente in cui un povero diavolo, dopo aver sborsato una ventina di mila euro di spese di difesa, è stato condannato a risarcire la parte lesa per 30.000 euro, e che non sa se gli convenga appellarsi o pagare subito, visto quanto gli costerebbe in soldi e in pressione psicologica andare avanti col secondo grado di giudizio.

Effettivamente il “servizio giustizia” sotto tanti aspetti dimostra tutta la sua inefficienza, in termini di tempi e risultati, in spregio alla norme fondamentali della nostra Carta Costituzionale  che sancisce (art.111) il diritto delle parti alla ragionevole durata del processo, nonché alla disciplina comunitaria che afferma l’importanza di tali principi per ogni ordinamento moderno ed efficiente, quale dovrebbe essere quello italiano. Da noi c’è pure una legge del 1991 (c.d. Legge Pinto) che dovrebbe risarcire il malcapitato se la durata del processo eccede i quattro anni in primo grado, i due in appello e un altro anno in Cassazione: ma, a quello che ne so, sono pochi coloro che se la sentono di imbarcarsi in un’altra causa (allo Stato!) per ottenere questo misero risarcimento (dai 1000 ai 2000 euro per ogni anno in più).

Però non esiste nessuna legge che ci tuteli dall’eccessivo costo delle spese legali, che sono funzione del numero delle udienze e delle consulenze. E, come dice la Gabanelli, non è facile trovare una polizza assicurativa che sia disposta a coprirle.

Insomma, la Giustizia italiana sembra tornata ai tempi di Don Rodrigo e dell’avvocato Azzeccagarbugli, quando contava molto il censo e poco l’effettivo torto o ragione delle parti in causa.

Ma possiamo davvero definirci “liberi” se siamo costretti a soccombere quando riteniamo di aver subito un torto e non ci possiamo permettere di difenderci?

30 settembre 2009 at 07:25 2 commenti

Chiedere scusa

Ogni tanto capita un episodio che restituisce un po’ di fiducia nella giustizia, almeno nella giustizia spicciola: è accaduto che uno sconosciuto giudice di pace di Viterbo abbia emesso una sentenza che profuma di buono condannando un automobilista che aveva insultato i vigili urbani che lo avevano multato a pagare la multa e a… chiedere loro scusa pubblicamente.

Chiedere scusa… che espressione desueta! Ma quanto sarebbe bello se tornasse di moda riconoscere il proprio torto e scusarsene con coloro che ne sono stati vittime. Magari anche senza bisogno che sia un giudice ad ordinarlo…

6 giugno 2009 at 13:17 2 commenti

Otto milioni e rotti

Sono otto milioni e settecentomila i processi per cause civili o penali pendenti attualmente in Italia. La durata media di una causa civile si avvia ai dieci anni.

E’ come dire che la Giustizia in Italia non esiste, perché una giustizia che ti viene resa dopo dieci anni non ti serve più.

Basta passare una mattinata in un tribunale e seguire un paio di udienze per toccare con mano le storture e le aberrazioni di un sistema giudiziario che fa acqua da tutte le parti. Leggere per credere.

27 marzo 2009 at 06:48 Lascia un commento

Quanto vale il tuo stupro?

Sembra un titolo provocatorio, ma la domanda mi è sorta spontanea.

Leggevo su “Metro” questa notizia in cronaca di Roma: un uomo di 30 anni violenta e mette incinta una ragazzina di 13 anni adescata fuori della scuola. Da notare che l’uomo era già stato denunciato più volte per lo stesso reato. Il tribunale lo condanna a 5 anni di reclusione, che vengono convertiti in arresti domiciliari (chissà perché, forse perché le carceri sono di nuovo piene?).

Le parti civili sono state così risarcite: al Comune 10.000 euro per danni patrimoniali, morali e di immagine, alla ragazza 30.000 euro per il “disturbo”. I risarcimenti sono stati corredati dal parere favorevole del pubblico ministero.

Ora io sarei proprio curioso di sapere come sono stati calcolati questi 30.000 euro.

C’entra qualcosa l’età della ragazza? E in che modo? Sarebbero stati di più o di meno se avesse avuto 11 anni anziché 13? Oppure 35 anziché 13?

Quanto ha inciso nel conteggio il fatto che sia rimasta incinta? E come sarebbe cambiato il conto se avesse deciso di non abortire?

E infine: c’entra qualcosa il fatto che la ragazzina avesse la pelle nera?

22 gennaio 2009 at 10:35 3 commenti


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