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Casa dolce casa?

Preparatevi a leggere qualche numero che a prima vista troverete incredibile.

Secondo i dati statistici diffusi da Inail, Istat e Ispesl, gli incidenti tra le mura delle nostre case provocano, a seconda delle stime, dai 4.500 agli 8.000 morti ogni anno. Avete letto bene, da quattro a sette volte il numero dei morti sul lavoro, che tanto raccapriccio provoca, giustamente, nell’opinione pubblica.

Molto più numerosi, naturalmente, sono i ricoveri ospedalieri (130.000) e gli accessi al Pronto Soccorso (1.300.000). In quest’ultimo caso, l’analisi dei codici di accettazione (rosso, giallo, bianco o verde a seconda della gravità) ci dice che si tratta di infortuni non gravi (codice bianco o verde) nell’85% dei casi, che i bambini in età prescolare e gli anziani ultraottantenni rappresentano rispettivamente oltre il 20% e il 30% dei codici gialli e che i bambini sotto i cinque anni costituiscono oltre un quinto di tutta la casistica legata al codice rosso.

Le cause più frequenti che richiedono un intervento di Pronto Soccorso sono le cadute che, per il 9,1%, si verificano su scale interne, per il 5,7% in salotto o in camera da letto e per il 5,2% in bagno. Le fratture, invece, sono le cause più frequenti di incidenti domestici mortali. L’ambiente più pericoloso della casa è la cucina, al secondo posto c’è il soggiorno.

A cosa è dovuto questo numero così alto di infortuni? Per quanto possa sembrare strano, la nostra casa è l’ambiente che forse conosciamo di meno sotto il profilo della sicurezza, così che  non vi è spesso sufficiente consapevolezza della presenza di rischi o di comportamenti rischiosi mentre si sta a casa. Mentre negli ambienti di lavoro si dedica (per legge) attenzione all’informazione e alla formazione rispetto ai pericoli specifici che si possono correre, lo stesso non accade per l’ambiente domestico.

Questa generale mancanza di prevenzione si traduce in un’organizzazione non idonea delle nostre case per quanto riguarda le scelte architettoniche e gli elementi di arredo, in ambienti non sempre sufficientemente ampi, nella presenza di numerosi elettrodomestici per i quali manca una sufficiente educazione all’uso oppure adeguata manutenzione. Altri  pericoli, poi, possono essere provocati dalla scarsa attenzione ad indossare abbigliamento adatto alle attività domestiche da svolgere, dalla tendenza a fare da sé utilizzando strumenti non appropriati, dalla sottostima del rischio elettrico e dalla illuminazione non corretta. Da non sottovalutare, poi, anche l’utilizzo improprio e disattento di sostanze chimiche.

Come si può intervenire per cercare di introdurre più sicurezza nelle nostre case? Sarebbe importante, innanzitutto, che ciascuno di noi procedesse ad un’analisi che evidenzi le proprie abitudini rischiose. Per esempio: ci capita di indossare abiti sintetici mentre stiamo vicino ad un fornello acceso? E magari con presenza di cinte fluttuanti e di maniche larghe? Saliamo su appoggi instabili invece di servirci di apposite scale dotate di meccanismi di sicurezza? Sembra incredibile, ma soltanto l’uso di sedie pieghevoli provoca la bellezza di 69.000 infortuni l’anno.

Ancora: abbiamo eliminato i tappeti, soprattutto se ci sono bambini e persone anziane? O, almeno, li abbiamo dotati delle opportune retine antiscivolo? Abbiamo i pavimenti troppo lucidi e, quindi, scivolosi? E poi, ci capita di fumare a letto o in soggiorno col rischio di addormentarci? Siamo consapevoli che le prese multiple costituiscono punti di sovraccarico di corrente, che le prolunghe e i collegamenti elettrici volanti sono suscettibili di farci inciampare? E le terrazze o i balconi sono a prova di bimbo e di anziano, in relazione all’altezza delle ringhiere e della larghezze delle barre verticali? Ancora: l’impianto elettrico è costruito a norma? E i piccoli elettrodomestici sono in posizione sicura e sufficientemente lontani dall’acqua? Spesso la cucina è un percorso ad ostacoli, mentre dovrebbe essere strutturata e utilizzata pensando ai rischi derivanti da gas, fuoco e elettricità.

Anche la disposizione dei mobili dovrebbe essere pensata in modo che questi non siano ostacoli sul percorso o presentino angolature pericolose. Il mobilio, infatti, provoca ben 87.000 infortuni all’anno.

Insomma, ogni locale della casa dovrebbe essere progettato, realizzato, arredato ed utilizzato seguendo alcune elementari norme di sicurezza. In più, si dovrebbero conoscere altri pericoli, ad esempio quelli indotti dall’uso di alcuni prodotti chimici, in particolare i detersivi: nel 2000 in Italia ci sono stati 7.000 casi (20 al giorno!) di persone infortunate a causa di ingestione di sostanze detergenti. La stessa cosa si potrebbe dire dei farmaci, che vanno riposti in luoghi sicuri, a prova di bimbo e di anziano.

“Casa dolce casa”… Sì, ma sta a ciascuno di noi fare in modo che il nostro amatissimo rifugio non si trasformi in una trappola (talvolta anche mortale) per noi e per chi ci è caro.

20 maggio 2009 at 08:10 Lascia un commento

Ricominciare da Zero

Delle tante riflessioni che mi suggerisce la drammatica vicenda del terremoto a L’Aquila ce n’è una che mi preme condividere con chi passa di qua.

Guardando i servizi in TV e le foto sui giornali mi veniva da pensare che per moltissime persone, le migliaia di sfollati che vivono nelle tendopoli o sono temporaneamente ospitati negli alberghi della costa, questi momenti segnano un doloroso, improvviso spartiacque nelle loro vite. Per molte di queste donne, uomini, anziani, bambini la vita ha avuto una brusca sterzata: non hanno più la loro casa, quella casa che per ciascuno di noi rappresenta il rifugio, l’approdo sereno e accogliente dopo una giornata di lavoro fuori.

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17 aprile 2009 at 06:19 7 commenti


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