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Revival 1972

L’uscita nei cinema del film “Questo piccolo grande amore”, realizzato da Claudio Baglioni sulla scia del suo famosissimo brano del 1972, ha dato spunto a SKY.it di ricordare con una galleria fotografica alcuni dei momenti di quell’anno.

L’operazione nostalgia è stata per me fulminante, e non serve spiegare perché: allora avevo 19 anni!

La visione di quelle foto ha suscitato in me parecchie emozioni ed anche alcune riflessioni. La prima, ovvia, è che gli anni passano per tutti. E così fa un certo effetto rivedere le bellezze di Sophia Loren, di Elizabeth Taylor, di Gina Lollobrigida, di Raquel Welch, di Patty Pravo,… e confrontarle mentalmente con le maschere plastificate di quell’antica bellezza che ci capita di vedere oggi sui rotocalchi.

La seconda riflessione riguarda il mondo dell’automobile: la foto di un prototipo di Giugiaro per una Maserati o quella delle flessuose linee della Lamborghini Miura mi fanno venire in mente che alla fin fine i progressi tecnologici dell’auto in questi 37 anni non sono poi stati così strepitosi. All’epoca, ricordo, si prevedeva che negli anni duemila le auto non avrebbero più avuto ruote, ma avrebbero sfrecciato con sistemi di levitazione magnetica, che non sarebbero state più guidate con volante, acceleratore e freno ma sarebbero state programmate per trasportarci da un punto all’altro molto velocemente e in totale sicurezza. Quello che vediamo oggi, invece, è terribilmente simile a quello che girava sulle nostre strade negli anni Settanta: si sono fatti passi in avanti, certo – ci mancherebbe – ma ciò nonostante i nostri movimenti sono in larghissima parte dipendenti da un idrocarburo inquinante e sono migliaia, ogni anno, coloro che perdono la vita a causa di incidenti stradali. Per non parlare del fatto che perdiamo milioni di ore di lavoro e di vita incanalati in fila su autostrade sempre più ampie ma nonostante questo sempre più insufficienti.

Una terza riflessione riguarda il cinema: mi pare che oggidì il cinema abbia già detto tutto, mentre allora era un fermento di idee: in quell’anno uscivano o erano in lavorazione capolavori assoluti come “Il Padrino”, “Ultimo Tango a Parigi”, “Sussurri e grida”, “Cabaret”, i primi film di Woody Allen, l’ultimo film di Hitchcock… Un’operazione nostalgia in piena regola, se pensate che allora uscivano nelle sale forse venti-trenta film all’anno, vi rimanevano per settimane, talora per mesi, erano oggetto di appassionate dispute, di infinite discussioni. Oggi bisogna sbrigarsi se si vuole vedere un film in uscita, perchè dopo qualche giorno viene soppiantato dal successivo, inutile remake. Se senti in giro, ormai dei film in uscita quasi nessuno più discute, e – ciò che è ancora più triste – dopo qualche settimana nessuno ne parlerà mai più.

La quarta riguarda la musica: rivedere le foto di James Brown, Charles Mingus, José Feliciano, Little Richard, Pete Townsend, Rod Stewart (chissà quanti di coloro che leggono sanno chi sono?) mi proietta indietro in un tempo in cui per me la musica era fondamentale compagna della mia giornata, e tutta questa gente mi pareva fosse costantemente intorno a me a suscitare buone sensazioni. Niente a che vedere con le musichette di oggi, buone per lo più come sottofondo nei bar e nei pub.

Altri tempi, insomma, degni di essere ricordati con una punta di nostalgia. Giustificata, almeno secondo me.

28 febbraio 2009 at 10:03 19 commenti


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