Archive for maggio, 2010

Macché traditore…

Stavolta non sono d’accordo con Aldo Grasso che dalle colonne del Corriere ha  accusato Mourinho di aver “tradito” l’Inter per abbracciare il Real.

Secondo me Mourinho ha fatto benissimo per vari motivi:

1) Se ne è andato all’apice dei risultati possibili: di più non avrebbe potuto fare per l’Inter. Se anche fosse riuscito l’anno prossimo a replicare la tripletta la cosa non avrebbe avuto lo stesso significato, lo stesso valore: sarebbe stato un risultato quasi “preteso” da questa macchina infernale del calcio (e non solo) che vuole tutti vincenti, e se per caso qualche volta arrivi “solo” secondo sei considerato un brocco (chiedere conferma ad Ancellotti per le sue pene al Milan).

2) E’ andato a Madrid per sfidare se stesso: se riuscirà a risollevare il Real plasmandolo a sua immagine e ricostruendo la gloriosa squadra nella motivazione più che nella tecnica avrà la conferma (e la fornirà al mondo intero) di essere davvero un Grandissimo.

3) Ha rovesciato lo schema che vede gli allenatori di calcio in balìa del capriccio di un presidente, pronto a cacciarli via se ottengono appena un po’ meno dei risultati attesi. Adesso è lui, l’allenatore, che si può permettere il lusso di salutare il presidente Moratti, ma lo fa con grande stile, facendolo piangere di gioia nel dedicare a lui il trofeo che l’Inter inseguiva da decenni e facendosi da subito rimpiangere.

Si dice: e dove la mettiamo la delusione dei tifosi interisti? I tifosi sono solo folle, e come tutte le folle sono pronte ad acclamarti quando vinci e a contestarti al primo passo falso. Avrebbero fatto lo stesso, inevitabilmente, con Mou, e ora pretenderanno inevitabilmente tutto e subito dal suo successore. Se questi continuerà a vincere dimenticheranno Mourinho in un baleno… No, neanche io avrei avuto alcuno scrupolo…

Addio, Mou, intelligente e scaltro conoscitore dell’animo umano… Vai a sfidare te stesso e questo mondo incapace di riconoscenza.

Ti pagheranno tanto, ma te lo guadagnerai.

29 maggio 2010 at 06:31 Lascia un commento

Ripensando a Violetta

Giorni fa ho dato una mano ad una cara amica ad allestire un saggio scolastico basato sulla ‘Traviata’. E’ stata l’occasione per rivisitare l’opera verdiana nella versione cinematografica di Franco Zeffirelli (1983), da cui sono tratti gli spezzoni che compongono lo spettacolo. Violetta è una deliziosa Teresa Stratas (che aveva allora 45 anni molto ben portati) ed un prestante Placido Domingo (allora quarantaduenne) interpreta Alfredo.

La cosa mi ha indotto a qualche considerazione.

Anzitutto sul film. Non sempre il cinema di Zeffirelli mi piace, ma qui credo che il bizzoso regista sia ai suoi vertici, anche come ispiratore delle sontuose scenografie che gli valsero la candidatura all’Oscar. La Stratas e Domingo, oltre ad essere grandi cantanti, sanno essere eccellenti attori della trasposizione cinematografica, che presenta anche altri interpreti di valore. Nel video il colpo di fulmine tra i due protagonisti e il celebre “brindisi”.

Violetta – va detto – è alquanto sfigata: alla tisi si aggiunge l’infelicità in amore, provocata dallo spropositato perbenismo di Giorgio Germont, il padre di Alfredo, che le impone di lasciare suo figlio perché la relazione con Violetta – con la poco-di-buono-Violetta – avrebbe potuto nuocere al fidanzamento dell’altra sua figlia, la sorella di Alfredo. Alla faccia del bicarbonato di sodio!!! Immaginarsi oggi come sarebbe stata accolta una pretesa simile: come minimo una mitragliata di pernacchie…

Altra considerazione emersa da una discussione in famiglia: molte delle più note opere liriche, da Boheme a Manon Lescaut, da Tosca a Butterfly a Traviata, hanno per protagoniste donne – per così dire – di dubbia virtù. E a me è venuto di pensare che il tempo in cui stiamo vivendo, questi anni Duemila, riserva a simili figure femminili ben diversa sorte:  su amanti ed escort nell’Ottocento si scrivevano capolavori, oggi una come la D’Addario al massimo viene intervistata ad AnnoZero.

22 maggio 2010 at 02:42 1 commento

Polanski: autodifesa e petizioni

All’epoca del suo arresto mi ero fatto una certa idea – che tuttora mantengo – circa l’intollerabilità del fatto che si fosse organizzata una petizione firmata da molti intellettuali per far sfuggire alla Giustizia chi si era macchiato di un grave reato  in virtù del fatto che fosse un artista geniale.

Oggi ho letto l’autodifesa di Roman Polanski e devo dire che, se ho capito bene e se quanto il regista afferma corrisponde al vero, egli sarebbe stato, invece, vittima di una specie di trabocchetto da parte del suo giudice americano.

Il che potrebbe riabilitarlo (almeno ai miei occhi), ma non smuove di una virgola il mio disaccordo verso i promotori di quella petizione che – a quanto sembra dallo scritto dello stesso Polanski – non potevano essere al corrente della “sua” verità in quanto egli ne parla oggi per la prima volta.

Nel frattempo mi è capitato di vedere il suo ultimo film, “L’uomo nell’ombra” e l’ho trovato un prodotto eccellente – specie lo si confronta con i film che vanno oggi per la maggiore nel misero panorama della cinematografia attuale – sia pure con un finale un po’… così.

A questo punto, una petizione la firmerei anch’io: ma non per la liberazione senza se e senza ma, bensì perché la Corte Suprema degli Stati Uniti riesamini la posizione del regista sulla scorta delle sue dichiarazioni odierne e faccia un po’ di chiarezza su un caso molto discusso e – a quanto pare – molto discutibile.

4 maggio 2010 at 06:57 Lascia un commento


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