Come ai tempi di Don Rodrigo

30 settembre 2009 at 07:25 2 commenti

La Giustizia in Italia è sotto osservazione da tempo e da più parti. Personalmente ho sempre pensato che sia per noi italiani IL problema dei problemi, perché è dal funzionamento della Giustizia che dipende la qualità della nostra convivenza civile. Lestofanti, furbetti, violenti e prepotenti possono proliferare tranquillamente qui da noi perché si sa che raramente ti beccano e, quand’anche ti becchino, le pene tardano ad arrivare e, se mai arrivano, raramente vengono scontate del tutto.

Ma c’è un altro risvolto del (mal)funzionamento della giustizia, in particolare della giustizia civile,  sul quale non avevo mai avuto occasione di soffermarmi: è quello messo in evidenza da Milena Gabanelli (l’autrice e conduttrice della rubrica televisiva “Report”) in questo suo articolo sul Corriere della Sera. Chiedere giustizia in Italia costa molto: la lunghezza delle cause (ormai la media per una causa civile è arrivata a dieci anni) fà sì che siano pochi a potersi permettere il lusso di intentare una causa o di resistere quando qualcun altro, specie se facoltoso (e tra i “facoltosi” metterei anche lo Stato, che le “sue” cause le paga con le nostre tasse) ne intenta una a te.

Ho presente un caso recente in cui un povero diavolo, dopo aver sborsato una ventina di mila euro di spese di difesa, è stato condannato a risarcire la parte lesa per 30.000 euro, e che non sa se gli convenga appellarsi o pagare subito, visto quanto gli costerebbe in soldi e in pressione psicologica andare avanti col secondo grado di giudizio.

Effettivamente il “servizio giustizia” sotto tanti aspetti dimostra tutta la sua inefficienza, in termini di tempi e risultati, in spregio alla norme fondamentali della nostra Carta Costituzionale  che sancisce (art.111) il diritto delle parti alla ragionevole durata del processo, nonché alla disciplina comunitaria che afferma l’importanza di tali principi per ogni ordinamento moderno ed efficiente, quale dovrebbe essere quello italiano. Da noi c’è pure una legge del 1991 (c.d. Legge Pinto) che dovrebbe risarcire il malcapitato se la durata del processo eccede i quattro anni in primo grado, i due in appello e un altro anno in Cassazione: ma, a quello che ne so, sono pochi coloro che se la sentono di imbarcarsi in un’altra causa (allo Stato!) per ottenere questo misero risarcimento (dai 1000 ai 2000 euro per ogni anno in più).

Però non esiste nessuna legge che ci tuteli dall’eccessivo costo delle spese legali, che sono funzione del numero delle udienze e delle consulenze. E, come dice la Gabanelli, non è facile trovare una polizza assicurativa che sia disposta a coprirle.

Insomma, la Giustizia italiana sembra tornata ai tempi di Don Rodrigo e dell’avvocato Azzeccagarbugli, quando contava molto il censo e poco l’effettivo torto o ragione delle parti in causa.

Ma possiamo davvero definirci “liberi” se siamo costretti a soccombere quando riteniamo di aver subito un torto e non ci possiamo permettere di difenderci?

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Sono onesto? Stupro d’Artista

2 commenti Add your own

  • 1. Sara  |  30 settembre 2009 alle 18:51

    Esatto, da un lato c’è questo problema, dall’altro c’è il problema che se uno intenta una causa per un motivo futile (ad esempio una diffamazione che non esiste, oppure le decine di cause contro medici per motivi assurdi) chiedendo un risarcimento altissimo, se perde non ha il minimo svantaggio. Non c’è nessun disincentivo a intentare cause assurde, che appesantiscono il sistema della giustizia inutilmente. Un’idea potrebbe essere che se uno chiede un risarcimento e non solo perde (perchè ci può comunque stare), ma la causa viene giudicata infondata, questo deve risarcire la controparte con la stessa cifra che aveva proposto.
    Forse è un’idea balzana, ma io sono solamente una commentatrice in un blog, non sono una legislatrice! 😉

    Rispondi
    • 2. Fully  |  30 settembre 2009 alle 21:42

      E’ il sistema che vige nei paesi anglosassoni: se perdi in una causa che hai provocato e che non ha capo né coda, puoi essere condannato dal giudice a versare alla controparte fino al doppio della somma che hai richiesto. Direi che è un bel disincentivo. Chissà perché da noi non esiste una cosa del genere… 😉

      Rispondi

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