Perché Berlusconi?

30 giugno 2009 at 06:34 7 commenti

Con quanta imprudenza molti cercano di levar di mezzo un tiranno
senza essere in grado di eliminare le cause che fanno del principe un tiranno…
(Spinoza)

Il potere di Berlusconi si è sempre alimentato della sua capacità di illudere la gente. Che è speculare all’incapacità dei suoi avversari politici di farla sognare.

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Entry filed under: Citazioni eccitazioni, Le infinite domande, Politica e politicanti.

Mendicanti… Sogni…

7 commenti Add your own

  • 1. Neottolemo  |  30 giugno 2009 alle 16:45

    E amen. Ma io le “cause” più che nell’opposizione che non oppone, le addosso (e me le addosso, per carità) nell’assoluta mancanza di civismo che contraddistingue ogni elettore ed aspiranti tali.
    Insomma, sarò ripetitivo su questo (saranno tipo due anni che dico solo le stesse cose) ma Berlusconi e Franceschini non sono due mostri.
    Berlusconi interpreta è il tipo che alle tre di pomeriggio è al bar a bere birra, giocare a briscola e ad arringare su quanto ce l’abbia lungo e quante donne ha coperto nelle ultime due ore.
    Franceschini nel mentre sta ai girdinetti a leggere il giornale e ad indignarsi con gli altri anziani seduti li.
    Insomma, sono le solite due caricature, o stereotipi. Tipo Don Camillo e Peppone solo che del nuovo secolo. Uno status quo che va avanti da sempre e che non cambierà mai finchè si proverà ad abbattere il “tiranno” di turno.

    Rispondi
    • 2. Fully  |  3 luglio 2009 alle 03:09

      Perfettamente d’accordo, Neo. Anche io sostengo da sempre che la classe politica italiana è quella che è perché rispecchia fedelmente il nostro Paese, con tutti i suoi pregi e difetti.

      Rispondi
  • 3. fma  |  2 luglio 2009 alle 14:20

    Tralasciando il materiale umano, il cui miglioramento sarebbe certamente auspicabile, ma su cui non può contare chi non abbia davanti a sè ancora perlomeno un mezzo secolo di vita, tutti gli altri non possono che interrogarsi su cos’altro abbia potuto portare all’attuale situazione e cosa si possa fare per modificarla.
    In meglio naturalmente.
    Assodato che di Berlusconi abbiamo parlato fino alla nausea, che di lui sappiamo tutto, pregi e difetti, abitudini sessuali comprese, è sugli altri che dovremmo indagare.
    Su una classe dirigente che quando cerca disperatamente di rinnovarsi non sa andare al di là di Debora Serracchiani.

    Rispondi
    • 4. Fully  |  3 luglio 2009 alle 03:20

      Si, va bene, però…..
      Ma insomma, come dovrebbe rinnovarsi (o tentare di…) una classe politica se non facendo leva su personale relativamente giovane e brillante? Ci lamentiamo quando un tycoon nuovo alla politica “scende in campo” perché commette le gaffes tipiche di chi non ha esperienza (mi riferisco al Berlusconi degli esordi), ci lamentiamo quando una giovane avvocatessa come la Serracchiani (peraltro 39enne e provenendo dai ranghi regionali del PD, quindi non esattamente di primo pelo) prova a lanciare la sua proposta e lo fa in modo coraggioso, sfidando pubblicamente il segretario del PD e snocciolandogli in faccia quello che non va, viene osannata e poi sommersa di critiche alla prima dichiarazione di simpatia per Franceschini…
      Tu stesso dici “non va al di là di…”
      Ma allora, cosa si vorrebbe, di grazia, per accogliere con favore questi uomini (o donne) “nuovi”?
      Il “genio” nella politica italiana mi pare che non sia disponibile, io non ne vedo alle porte: pensa che oggi viene considerata quanto di più originale la “svolta” laica di un Fini che sta in politica da quando aveva i calzoncini corti…
      Insomma, sto rinnovamento, come vorresti che avvenisse?

      Rispondi
  • 5. fma  |  3 luglio 2009 alle 06:54

    In modo serio.
    Hai presente come fanno i preti in seminario, come facevano i comunisti alla vecchia scuola delle Frattocchie?
    Per dire che una classe politica, se la vuoi di buona qualità, non puoi sperare che ti piova dal cielo, te la devi selezionare e costruire.
    Io credo che una classe politica preparata possa perfino elaborare un progetto per cavare qualcosa di buono dal materiale umano a disposizione. Senza attendere che gli italiani diventino tutti civicamente irreprensibili. Anzi, per aiutarli a diventarlo.
    Mi pare la strada più percorribile.

    Rispondi
    • 6. Fully  |  4 luglio 2009 alle 05:40

      Mah…
      Una “scuola per la classe politica” in stile Frattocchie anni 50-60? O qualcosa di simile ad un seminario? A me pare un po’ fuori dal nostro tempo. Non a caso le due “scuole” che hai citato erano (sono) un prodotto di due “chiese”, la prima (il PCI) disintegrata dalla Storia, la seconda (la Chiesa cattolica) in evidente crisi di credibilità (e di vocazioni).
      Ma la tua suggestione è potente, quindi provo a seguirti nel ragionamento, e allora mi vengono in mente un po’ di domande. La prima: quali sarebbero gli insegnamenti da proporre? Per esempio in tema di economia cosa si potrebbe insegnare di così “certo” dopo le evidenti crisi dell’economia di mercato da una parte e dell’economia statuale dall’altra? Le grandi “scuole” propaganda(va)no granitiche certezze, oggi di certezze non ve ne sono più.
      La seconda domanda: chi dovrebbe “insegnarvi”? Economisti di vaglia che non hanno saputo prevedere i grandi sconvolgimenti del nostro tempo? Filosofi che hanno dimostrato di non saper rispondere a nessuno dei grandi interrogativi dell’animo umano?
      No, caro fma, pur essendo anch’io un sostenitore della necessità di un generale recupero di cultura politica, non riesco ad essere così ottimista sul fatto che lo si possa ottenere in questo modo.
      Aggiungo inoltre che non mi pare che di questa cultura politica le nuove generazioni sentano alcun bisogno. I “giovani” politici crescono in un mondo in cui apparire conta molto di più che essere, dove la coerenza ha poco appeal, dove si può sostenere tutto e il suo contrario senza alcun tipo di argomentazione e la cosa passa inosservata dai più, per essere poi rapidamente dimenticata…

      Sarà che stamattina mi sono svegliato pessimista…
      :mrgreen:

      Rispondi
      • 7. fma  |  4 luglio 2009 alle 10:30

        Parto dall’affermazione, che condivido, secondo cui i “giovani” politici crescono in un mondo in cui l’apparire conta assai più dell’essere: ma é giusto che siano selezionati in questo modo, o é sbagliato?
        Se crediamo che il loro compito prioritario sia di rilasciare interviste, o partecipare a Porta a Porta, apparire é fondamentale e va bene così.
        Se invece ci aspettiamo da loro un progetto per la risoluzione dei problemi economici, civili, sociali, che interessano e interesseranno sempre (mutatis mutandis) la comunità, un simile modo di selezionare la classe politica non é funzionale allo scopo.
        A me sembra che oggi, in Italia, siamo tornati a procurarci i politici così come l’uomo delle caverne si procurava il cibo, prima che scoprisse le virtù dell’allevamento e dell’agricoltura.
        Se li troviamo li cogliamo, se no ciccia.
        Lo so che é un’estremizzazione, ma passamela.
        É per dire che mi parrebbe più razionale “allevarli”, mi rendo conto che é una brutta espressione, e che l’unico strumento che io conosca per far crescere e selezionare le menti, anche quelle dei politici, é la scuola.
        É vero che le due scuole che ho citato sono andate in crisi, ma non in quanto scuole, bensì in conseguenza della crisi che ha investito le cosmogonie che le avevano espresse.
        Mi potresti dire che l’assenza di una scuola é per l’appunto il risultato dell’assenza di una cosmogonia, dunque se mai é da questa che bisognerebbe partire.
        Vero. Ma nell’attesa io mi accontenterei anche di una scuola di transizione, con la esse minuscola. Che mi garantisse la separazione della pula dal grano, dei capaci dagli inetti, degli intelligenti dagli stolti, dell’apparire dall’essere…

        Rispondi

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