FantaReferendum

18 maggio 2009 at 07:35 7 commenti

Da sempre uno dei problemi politici più assillanti nel nostro Paese è la precaria stabilità dei suoi Governi, frutto di una grande frammentazione politica e della conseguente difficoltà di ottenere maggioranze parlamentari ampie e coese. Ne sa qualcosa l’ultimo governo Prodi, caduto sotto i colpi dei litigiosi alleati prima ancora che di quelli dell’opposizione.

Alle ultime elezioni il problema si è praticamente risolto da solo: Veltroni, scegliendo di presentarsi da solo col suo PD, ha aperto la strada alla vittoria quasi plebiscitaria del centrodestra, cosicché ora Berlusconi detiene una solida maggioranza in Parlamento e tutto lascia prevedere che non sarà facile scalzarlo, visto il credito enorme di cui sta godendo il suo governo e la poca consistenza dell’opposizione.

C’è però alle porte un evento che non va sottovalutato: il prossimo 21 giugno si celebrerà il referendum elettorale promosso da Guzzetta-Segni, il cui principale obiettivo è di modificare l’attuale sistema assegnando al partito (non più alla coalizione, come accade ora) che otterrà la maggioranza relativa alle elezioni politiche il 55% dei seggi in Parlamento, ossia una solida maggioranza assoluta. Su questo argomento Giovanni Sartori ha scritto sul Corriere della Sera un illuminante articolo.

Se passerà il referendum proposto da Guzzetta (all’epoca con l’appoggio di Di Pietro, Fini e molti altri ma, stranamente, senza l’appoggio di PD e Forza Italia) il governo del Paese sarà dunque appannaggio del partito che prenderà più voti, indipendentemente dal numero di questi voti. Questo meccanismo basterebbe da solo a giustificare la nascita del PD e del PdL, che ambiscono entrambi, ovviamente, a risultare il partito di maggioranza relativa.

A bocce ferme, non c’è dubbio che il gioco sarebbe tra questi due partiti. Ma l’elettorato italiano si è mostrato negli ultimi anni piuttosto “fluido” e non è detto che ciò che oggi pare ineluttabile (il trionfo del berlusconismo) lo sia davvero all’indomani del referendum.

Sartori si preoccupa che un sistema così modificato regali il Paese a Berlusconi per chissà quanti anni. A parte l’ovvia considerazione che un sistema elettorale dovrebbe essere giudicato indipendentemente dal fatto che in un certo momento storico possa avvantaggiare una parte politica piuttosto che un’altra, la cosa certa è che in caso di vittoria dei SI’ la governabilità sarebbe assicurata, e questo era ed è lo scopo dei referendari.

E poi, siamo proprio sicuri degli effetti a media scadenza? Dopotutto Berlusconi non è eterno: pur vantandosi di una resistenza fisica da giovanotto, i suoi bravi 73 anni dovranno pur cominciare a pesargli, prima o poi. Cosa succederà al momento, ineluttabile, in cui dovrà passare la mano?

Già oggi vi sono forze politiche singolarmente minori (come l’UDC di Casini e l’IdV di DiPietro), non troppo distanti sul piano della proposta politica, che potrebbero allearsi ed approfittare da una parte degli scontenti del PD (che sono tanti, specie dalla parte ex-Margherita, come ad esempio Rutelli) dall’altra di un eventuale smottamento del PdL post-Berlusconiano per tentare il colpo grosso, ossia ottenere anche un solo voto in più di tutti gli avversari. Certo, sembra fantascienza, ora, ma fra tre anni chissà…

Insomma, il tentativo di Casini che da sempre prova a “rifare la DC” (e sono molti i nostalgici della Balena Bianca) potrebbe riuscire, nel medio periodo, grazie ad uno strumento concepito proprio per far sparire chi non stia né a destra né a sinistra. Divertente, no?

(P.S.: Com’è divertente fare fantapolitica, non essendo politologi! Tanto più dal momento che nessuno degli illustri politologi aveva previsto quello che poi è successo…)

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Il tema di Italiano Casa dolce casa?

7 commenti Add your own

  • 1. diabolicoMarco  |  18 maggio 2009 alle 22:58

    quindi tu suggerisci di andare a votare per il referendum e di votare sì?

    Rispondi
    • 2. Fully  |  19 maggio 2009 alle 06:42

      Sì, e indipendentemente dalla fantapolitica.
      Sono convinto che la semplificazione del quadro politico, che alle ultime elezioni è stata ottenuta casualmente, debba essere consolidata.

      Rispondi
      • 3. simona_rm  |  20 maggio 2009 alle 18:37

        il bipolarismo è stato già tentato, non funziona. Si alleano per comodità prima delle elezioni e poi si fanno venire le mestruazioni, le caldane, le sindromi post parto e si riscindono quando sono al governo. Anche con una maggioranza “blindata”, le crisi interne a questa sono sempre possibili.

        Già con le ultime politiche è stata data la famosa “sfoltita” ed infatti, moltissimi elettori non sono rappresentati in parlamento. Con un sistema così congegnato, rimarrebbe senza rappresentanza altra gente ancora.

        A me non piace.

        Rispondi
        • 4. Fully  |  21 maggio 2009 alle 03:56

          No, cara Simona, il sistema che potrebbe scaturire dal referendum non sarebbe bipolare, ma (forse) bipartitico, all’americana per intenderci. Non ci sarebbero alleanze prima delle elezioni, non si tratta di coalizzarsi, ma semmai di fondere più partitini in uno solo più grande e capace di battersi per avere almeno un voto in più dell’altro (ammesso che siano solo due). Chi ci riesce prende la maggioranza assoluta dei seggi e governa.
          Quello che stavo fantapoliticando è una possibile “sorpresa” all’italiana. Mi spiego meglio: oggi abbiamo il PdL intorno al 40% e il PD a un po’ meno del 30%, tutti gli altri sono molto più piccoli e, o confluiscono in uno dei due partiti più grandi, oppure sono destinati a fare opposizione molto minoritaria in eterno, ossia a contare praticamente nulla.
          Ma io stavo immaginando uno scenario diverso in un futuro non troppo remoto. Poniamo che l’UdC e l’IdV si fondano, avrebbero sulla carta tra il 15% e il 20%. Poniamo poi che gli ex-margheriti di Rutelli lascino il PD e corrano a fondersi anch’essi con Casini e DiPietro, poniamo poi che anche brandelli più centristi del PdL in uno smottamento post-Berlusconiano lascino il centrodestra e vadano con Casini-DiPietro.
          Mettici pure che a questo punto il PD sarebbe un po’ più di sinistra, avendo perso il contrappeso centrista della Margherita, e forse attrarrebbe anche voti che oggi vanno alla sinistra più estrema.
          Siccome il sistema elettorale non prevede un minimo di voti per ottenere la maggioranza assoluta, ecco che avremmo un sistema tripartito, in cui ciascun partito avrebbe tra il 25 e il 30% e si giocherebbe la partita.
          E’ più chiara adesso la mia visione fantapolitica?

          Rispondi
          • 5. simona_rm  |  21 maggio 2009 alle 13:27

            si, avevo capito.

            Premesso che: idv+udc+qualcosa di PD+qlcs di Pdl+un po’ si sx+un po’ di margherite= un fritto misto indigeribile! Queste fracassonate politiche sono state già tentate, l’unico collante momentaneo è la spartizione delle poltrone, ottenute quelle, ritornano a galla tutte le divergenze accantonate in fase elettorale.

            La “partita” -come dici tu- si giocherebbe solo al momento delle elezioni, dopodichè: tanti saluti a tutti!
            soluzione 1)
            Se vincesse il pdl, berlusconi andrebbe dritto-dritto al quirinale per decreto: “chi è stato 3 volte presidente del consiglio, diventa presidente della repubblica, senza passare dal via” (fantapolitica anche questa ovviamente 😉 );
            2)
            se vincessero gli altri non riuscirebbero a governare per le innumerevoli incompatibilità, non basta avere la maggioranza assoluta, bisogna che all’interno di questa ci sia una reale intesa (da questo punto di vista, l’unico raggruppamento dove c’è intesa interna, è proprio il pdl);
            Non ci voglio neanche pensare.

  • 6. Salazar  |  19 maggio 2009 alle 09:35

    Se vogliamo parlare di fantapolitica: primarie (obbligatorie) per scegliere chi candidare e poi maggioritario secco.
    Niente proporzionale, niente candidature multiple, niente paracadute: chi prende anche un solo voto più degli altri nel proprio collegio (sia pure il 20 o il 15 percento) va alla Camera, gli altri ritornano a casa dalla moglie, la mamma, l’amante o il gatto.
    Seicento deputati? Neanche da lontano: trecento sarebbero già troppi.
    Per il Senato prenderei per buono il sistema americano, ha qualcosa di saggio. Ogni regione elegge un numero fisso di Senatori, la Val d’Aosta
    manda a Roma lo stesso numero di Senatori della Lombardia o della Sicilia: diamo voce a chi non vive nel centro del mondo. Anche qui primarie, maggioritario secco e gli altri con il gatto.
    Trecento Senatori? Neanche da lontano: cento sarebbero già troppi.
    Introdurrei anche l’obbligo di residenza: chi vuole farsi eleggere in un collegio della Toscana o delle Marche deve essere residente in Toscana o nelle Marche e non nel Dodecaneso, e chiaramente non deve esserci reidente dal venerdì prima delle elezioni.
    Si può fare un referendum su questa base? In ogni caso, al referendum quello vero e non fanta, non ho ancora deciso cosa votare.

    Rispondi
    • 7. simona_rm  |  20 maggio 2009 alle 18:39

      una bella smezzata alle poltrone la darei anch’io. Ma figurati se si “licenziano”.

      Rispondi

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