Archive for maggio, 2009

Tanto di cappello, mr.B.!

Stavo per scrivere una mia riflessione riguardo a quello che oggi si trova scritto su tutti i giornali. Ossia sulle affermazioni di Berlusconi in merito alla pletoricità di un Parlamento che ha due Camere una duplicato dell’altra e nel quale il ruolo di parlamentari non più eletti ma nominati si è ridotto a pigiare i tasti alle votazioni. Ben pagati per pigiare, beninteso.

Avrei scritto, semplicemente, che quello che Berlusconi ha detto (brutalmente, se volete) corrisponde nella sostanza a quello che pensiamo tutti, e che ci diciamo nelle conversazioni politologiche al bar, a destra come a sinistra. Ma ho trovato chi ha scritto la stessa cosa prima e meglio di me. E allora, tanto vale mettere qui un bel link all’articolo di Peppino Caldarola su “Il Giornale” e tanti saluti.

Ah, solo un’ultima annotazione: mr. B. è proprio un grande tattico! Con le sue “uscite” (non so quanto estemporanee piuttosto che studiate a tavolino) non solo riesce a far passare in secondo piano le sue questioni personali (Veronica-Noemi e Mills) ma detta i temi dello scontro politico-elettorale: intanto il problema della inconcludenza del Parlamento è scattato prepotentemente alla ribalta (ne scrive oggi Pierluigi Battista in prima pagina sul Corriere) e poi vedrete che da qui alle elezioni europee non si parlerà d’altro che di attacco berlusconiano al Parlamento e di rischio di un nuovo Fascismo, e via a stracciarsi le vesti a destra e a manca…. mentre la maggior parte degli italiani, quelli che i parlamentari li pagano di tasca propria, daranno in cuor loro ragione al Cavaliere e correranno a votarlo ancora di più….

Sì, è proprio un gran marpione, il Silvio nazionale… Chapeau!

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23 maggio 2009 at 06:53 2 commenti

Casa dolce casa?

Preparatevi a leggere qualche numero che a prima vista troverete incredibile.

Secondo i dati statistici diffusi da Inail, Istat e Ispesl, gli incidenti tra le mura delle nostre case provocano, a seconda delle stime, dai 4.500 agli 8.000 morti ogni anno. Avete letto bene, da quattro a sette volte il numero dei morti sul lavoro, che tanto raccapriccio provoca, giustamente, nell’opinione pubblica.

Molto più numerosi, naturalmente, sono i ricoveri ospedalieri (130.000) e gli accessi al Pronto Soccorso (1.300.000). In quest’ultimo caso, l’analisi dei codici di accettazione (rosso, giallo, bianco o verde a seconda della gravità) ci dice che si tratta di infortuni non gravi (codice bianco o verde) nell’85% dei casi, che i bambini in età prescolare e gli anziani ultraottantenni rappresentano rispettivamente oltre il 20% e il 30% dei codici gialli e che i bambini sotto i cinque anni costituiscono oltre un quinto di tutta la casistica legata al codice rosso.

Le cause più frequenti che richiedono un intervento di Pronto Soccorso sono le cadute che, per il 9,1%, si verificano su scale interne, per il 5,7% in salotto o in camera da letto e per il 5,2% in bagno. Le fratture, invece, sono le cause più frequenti di incidenti domestici mortali. L’ambiente più pericoloso della casa è la cucina, al secondo posto c’è il soggiorno.

A cosa è dovuto questo numero così alto di infortuni? Per quanto possa sembrare strano, la nostra casa è l’ambiente che forse conosciamo di meno sotto il profilo della sicurezza, così che  non vi è spesso sufficiente consapevolezza della presenza di rischi o di comportamenti rischiosi mentre si sta a casa. Mentre negli ambienti di lavoro si dedica (per legge) attenzione all’informazione e alla formazione rispetto ai pericoli specifici che si possono correre, lo stesso non accade per l’ambiente domestico.

Questa generale mancanza di prevenzione si traduce in un’organizzazione non idonea delle nostre case per quanto riguarda le scelte architettoniche e gli elementi di arredo, in ambienti non sempre sufficientemente ampi, nella presenza di numerosi elettrodomestici per i quali manca una sufficiente educazione all’uso oppure adeguata manutenzione. Altri  pericoli, poi, possono essere provocati dalla scarsa attenzione ad indossare abbigliamento adatto alle attività domestiche da svolgere, dalla tendenza a fare da sé utilizzando strumenti non appropriati, dalla sottostima del rischio elettrico e dalla illuminazione non corretta. Da non sottovalutare, poi, anche l’utilizzo improprio e disattento di sostanze chimiche.

Come si può intervenire per cercare di introdurre più sicurezza nelle nostre case? Sarebbe importante, innanzitutto, che ciascuno di noi procedesse ad un’analisi che evidenzi le proprie abitudini rischiose. Per esempio: ci capita di indossare abiti sintetici mentre stiamo vicino ad un fornello acceso? E magari con presenza di cinte fluttuanti e di maniche larghe? Saliamo su appoggi instabili invece di servirci di apposite scale dotate di meccanismi di sicurezza? Sembra incredibile, ma soltanto l’uso di sedie pieghevoli provoca la bellezza di 69.000 infortuni l’anno.

Ancora: abbiamo eliminato i tappeti, soprattutto se ci sono bambini e persone anziane? O, almeno, li abbiamo dotati delle opportune retine antiscivolo? Abbiamo i pavimenti troppo lucidi e, quindi, scivolosi? E poi, ci capita di fumare a letto o in soggiorno col rischio di addormentarci? Siamo consapevoli che le prese multiple costituiscono punti di sovraccarico di corrente, che le prolunghe e i collegamenti elettrici volanti sono suscettibili di farci inciampare? E le terrazze o i balconi sono a prova di bimbo e di anziano, in relazione all’altezza delle ringhiere e della larghezze delle barre verticali? Ancora: l’impianto elettrico è costruito a norma? E i piccoli elettrodomestici sono in posizione sicura e sufficientemente lontani dall’acqua? Spesso la cucina è un percorso ad ostacoli, mentre dovrebbe essere strutturata e utilizzata pensando ai rischi derivanti da gas, fuoco e elettricità.

Anche la disposizione dei mobili dovrebbe essere pensata in modo che questi non siano ostacoli sul percorso o presentino angolature pericolose. Il mobilio, infatti, provoca ben 87.000 infortuni all’anno.

Insomma, ogni locale della casa dovrebbe essere progettato, realizzato, arredato ed utilizzato seguendo alcune elementari norme di sicurezza. In più, si dovrebbero conoscere altri pericoli, ad esempio quelli indotti dall’uso di alcuni prodotti chimici, in particolare i detersivi: nel 2000 in Italia ci sono stati 7.000 casi (20 al giorno!) di persone infortunate a causa di ingestione di sostanze detergenti. La stessa cosa si potrebbe dire dei farmaci, che vanno riposti in luoghi sicuri, a prova di bimbo e di anziano.

“Casa dolce casa”… Sì, ma sta a ciascuno di noi fare in modo che il nostro amatissimo rifugio non si trasformi in una trappola (talvolta anche mortale) per noi e per chi ci è caro.

20 maggio 2009 at 08:10 Lascia un commento

FantaReferendum

Da sempre uno dei problemi politici più assillanti nel nostro Paese è la precaria stabilità dei suoi Governi, frutto di una grande frammentazione politica e della conseguente difficoltà di ottenere maggioranze parlamentari ampie e coese. Ne sa qualcosa l’ultimo governo Prodi, caduto sotto i colpi dei litigiosi alleati prima ancora che di quelli dell’opposizione.

Alle ultime elezioni il problema si è praticamente risolto da solo: Veltroni, scegliendo di presentarsi da solo col suo PD, ha aperto la strada alla vittoria quasi plebiscitaria del centrodestra, cosicché ora Berlusconi detiene una solida maggioranza in Parlamento e tutto lascia prevedere che non sarà facile scalzarlo, visto il credito enorme di cui sta godendo il suo governo e la poca consistenza dell’opposizione.

C’è però alle porte un evento che non va sottovalutato: il prossimo 21 giugno si celebrerà il referendum elettorale promosso da Guzzetta-Segni, il cui principale obiettivo è di modificare l’attuale sistema assegnando al partito (non più alla coalizione, come accade ora) che otterrà la maggioranza relativa alle elezioni politiche il 55% dei seggi in Parlamento, ossia una solida maggioranza assoluta. Su questo argomento Giovanni Sartori ha scritto sul Corriere della Sera un illuminante articolo.

Se passerà il referendum proposto da Guzzetta (all’epoca con l’appoggio di Di Pietro, Fini e molti altri ma, stranamente, senza l’appoggio di PD e Forza Italia) il governo del Paese sarà dunque appannaggio del partito che prenderà più voti, indipendentemente dal numero di questi voti. Questo meccanismo basterebbe da solo a giustificare la nascita del PD e del PdL, che ambiscono entrambi, ovviamente, a risultare il partito di maggioranza relativa.

A bocce ferme, non c’è dubbio che il gioco sarebbe tra questi due partiti. Ma l’elettorato italiano si è mostrato negli ultimi anni piuttosto “fluido” e non è detto che ciò che oggi pare ineluttabile (il trionfo del berlusconismo) lo sia davvero all’indomani del referendum.

Sartori si preoccupa che un sistema così modificato regali il Paese a Berlusconi per chissà quanti anni. A parte l’ovvia considerazione che un sistema elettorale dovrebbe essere giudicato indipendentemente dal fatto che in un certo momento storico possa avvantaggiare una parte politica piuttosto che un’altra, la cosa certa è che in caso di vittoria dei SI’ la governabilità sarebbe assicurata, e questo era ed è lo scopo dei referendari.

E poi, siamo proprio sicuri degli effetti a media scadenza? Dopotutto Berlusconi non è eterno: pur vantandosi di una resistenza fisica da giovanotto, i suoi bravi 73 anni dovranno pur cominciare a pesargli, prima o poi. Cosa succederà al momento, ineluttabile, in cui dovrà passare la mano?

Già oggi vi sono forze politiche singolarmente minori (come l’UDC di Casini e l’IdV di DiPietro), non troppo distanti sul piano della proposta politica, che potrebbero allearsi ed approfittare da una parte degli scontenti del PD (che sono tanti, specie dalla parte ex-Margherita, come ad esempio Rutelli) dall’altra di un eventuale smottamento del PdL post-Berlusconiano per tentare il colpo grosso, ossia ottenere anche un solo voto in più di tutti gli avversari. Certo, sembra fantascienza, ora, ma fra tre anni chissà…

Insomma, il tentativo di Casini che da sempre prova a “rifare la DC” (e sono molti i nostalgici della Balena Bianca) potrebbe riuscire, nel medio periodo, grazie ad uno strumento concepito proprio per far sparire chi non stia né a destra né a sinistra. Divertente, no?

(P.S.: Com’è divertente fare fantapolitica, non essendo politologi! Tanto più dal momento che nessuno degli illustri politologi aveva previsto quello che poi è successo…)

18 maggio 2009 at 07:35 7 commenti

Il tema di Italiano

quarta ginnasio

Verso la fine dell’era giurassica frequentavo il liceo classico.
In quei remoti tempi felici, dopo i tre anni di scuola media, al classico c’erano due anni di ginnasio e poi tre anni del liceo propriamente detto. All’inizio del ginnasio si cambiava professore di italiano e proprio quell’anno era arrivato un professore nuovo, sulla quarantina o giù di lì. Un tipo dall’aria austera, dall’eloquio secco, raffinato ed essenziale, quasi tagliente. Mascella squadrata ed occhiali tondi, capelli biondi tagliati a spazzola, cortissimi.

Prima settimana di scuola, prime due ore di italiano, primo tema in classe, …era scontato.
Naturalmente non posso ricordare quale fosse l’argomento da sviluppare, ma non ho mai più dimenticato come andò.

All’epoca i temi si scrivevano su fogli protocollo a righe. Li si piegava in due in verticale e si scriveva sulla metà sinistra del foglio, lasciando tutta la metà destra vuota per le correzioni. Un tema che si rispettasse *non poteva* essere lungo meno di tre facciate (noi le chiamavamo “colonne”). Per prendere un *8* dovevi scriverne almeno quattro, se poi aspiravi a qualcosa di più prendevi un altro foglio e continuavi sulla quinta facciata, la sesta, ecc.

Svolto il tema, lo consegno al professore. Ho riempito le mie brave quattro colonne e sono in pace col mondo. Così come tutti gli altri miei compagni, ovvio. Ci aspettiamo che il prof ci riporti il compito corretto la settimana dopo, e naturalmente ciascuno muore dalla voglia di sapere come sarà valutato (è il primo impatto… sapete come va, no?).

Invece no. Il giorno dopo c’è ancora un’ora d’italiano: il prof ci riporta i temi e ce li riconsegna.  Ma…. non ci sono correzioni, non c’è nessun voto… !??
Dice: “Bene, ragazzi, ora avete un’ora di tempo per analizzare i concetti che volevate esprimere nel vostro tema, cerchiarli uno per uno ed esporli tutti ugualmente usando solo due facciate”.
Silenzio tombale… noi a guardarci l’un l’altro con le facce sbigottite… “Ma come? Il tema è buono quando è lungo, no? Cosa gli salta in mente, a questo qui?”…

Non era facile. E infatti fu durissimo. E lui, implacabile, a stralciare con segni vigorosi i periodi troppo lunghi, gli aggettivi superflui, le frasi che contenessero più di una subordinata. E giù una pioggia di votacci a chi proprio non voleva rassegnarsi alla brevità.

Così, per gli anni successivi, fu una continua sfida a fare temi concisi, essenziali, dalla struttura logica rigorosa sviluppata con costruzioni linguistiche semplici:  soggetto-predicato-complemento.
Guai a chi parlava di “fare la brutta copia”: nossignore, solo “belle copie”, tutto di getto: che importa se c’è qualche correzione? Ci dava al massimo un’ora, che si trattasse di raccontare le vacanze estive o di commentare un brano del Manzoni.
Inutile aggiungere che nella mia scuola la nostra Terza C fu la migliore classe della Maturità 1970-71.

——
Il Professor Massimiliano di Thiene scomparve qualche mese dopo quella Maturità per un male incurabile che aveva scoperto due anni prima, e che gli procurava emicranie terribili. Nonostante ciò, su nostra richiesta, aveva accettato con entusiasmo di essere il membro interno della commissione d’esame.
Questo ricordo è dedicato a Lui ed a tutti gli altri insegnanti che, ieri come oggi, con passione ed impegno preparano le generazioni future alla vita.

Grazie a Michelangelo Guzzardi per aver postato su facebook la foto della nostra classe.

11 maggio 2009 at 08:16 9 commenti

La scoperta dell’acqua calda

Sono anni (no, forse ormai sono decenni) che penso e vado dicendo a destra e a manca che l’unico modo per sradicare l’evasione fiscale in Italia è dare la possibilità a tutti i cittadini comuni (e non solo ai titolari di partita IVA) di dedurre tutte le spese documentate dalla propria dichiarazione dei redditi. Lo si chiama “contrasto d’interessi” e consiste nel fatto che, se uno può dedursi la spesa (sì, anche quella del supermercato, come accade in USA) è evidente che sarà invogliato a chiedere la fattura o lo scontrino fiscale. Se invece uno non può dedursi nulla, a che pro richiedere fattura? Per farcisi caricare soprà l’IVA al 10% o al 20% e così finire per pagare ancora di più? Naaaaaaaa….

Bene, se ci fosse bisogno di una prova che il meccanismo può funzionare, ora c’è. La Guardia di Finanza ha scoperto alcune MIGLIAIA di piccole imprese edili che rilasciavano sì fattura per le ristrutturazioni degli appartamenti (in modo che il proprietario potesse usufruire dei vantaggi fiscali) ma che poi “dimenticavano” di dichiarare queste fatture al fisco e di versare l’IVA che avevano percepito dal cliente. E’ così, incrociando i dati delle dichiarazioni dei redditi, che la GdF è riuscita a smascherare la punta dell’iceberg di un fenomeno  finora sommerso.

Certo, sommerso solo per chi non lo volesse scoprire….

8 maggio 2009 at 06:58 Lascia un commento

Fate voi

Ora, a me, che Silvio Berlusconi e Veronica Lario si separino non interesserebbe una beneamata cippa. Solo che i giornali e le TV non parlano d’altro e quindi, giocoforza, qualche dichiarazione qui e là l’ho dovuta, mio malgrado, ascoltare o leggere.

Bene, di tutte queste dichiarazioni quella che mi ha colpito di più è stata la reazione della Lario alla presunta intenzione del marito di candidare ragazzotte piacenti alle prossime elezioni europee, definendo la loro (eventuale) presenza in lista come “ciarpame”.

Beh, se io fossi una di quelle aspiranti (attricette o europarlamentari, fate voi) mi risentirei un pochino e per ripicca ricorderei alla signora Lario che prima di diventare la signora Berlusconi non era poi così diversa da codeste aspiranti (attricette o first-ladies, fate voi).

O sbaglio?

5 maggio 2009 at 03:39 9 commenti


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