Perché le case crollano col terremoto?

19 aprile 2009 at 06:58 3 commenti

Crimilda mi chiede di spiegarglielo, ed ecco, ci provo.

In soldoni, un terremoto è il movimento di masse di crosta terrestre che hanno accumulato tensioni interne e le sprigionano violentemente quando queste tensioni superano una certa soglia critica. Il terreno su cui le case sono costruite inizia a vibrare in senso orizzontale (movimento ondulatorio) e/o a sobbalzare su e giù (movimento sussultorio). Le costruzioni vengono quindi investite da sollecitazioni ulteriori rispetto a quelle provocate dal semplice peso (che è un’azione tipicamente verticale): al peso infatti si sommano azioni orizzontali che crescono di intensità all’aumentare dell’altezza dell’edificio. E’ per questo motivo che ai piani alti le scosse si avvertono molto di più che ai piani bassi.
Per resistere alle scosse le componenti degli edifici devono essere realizzate con accorgimenti particolari (edifici antisismici). L’Italia è quasi tutta “sismica” e fin dal 1974 sono state emanate precise norme tecniche affinché le costruzioni siano rese idonee a resistere ad eventi tellurici, almeno fino a certe intensità.
Le strutture portanti delle costruzioni italiane sono state fatte di muratura di pietra, di blocchi o di mattoni da prima dei Romani fin quasi ai giorni nostri. Il cosiddetto “cemento armato” è comparso sulla scena mondiale ai primi del Novecento, e da noi ha avuto un impiego di massa solo nel dopoguerra. Così oggi ci troviamo ad avere moltissime case in muratura costruite fino alla seconda guerra mondiale e le altre, quelle costruite da allora ad oggi, sono quasi sempre in cemento armato.

C’è da dire che le norme tecniche via via emanate si sono sempre riferite alle nuove costruzioni e, fino al Decreto del 2003 (quello di cui tanto si è parlato e che non è mai entrato del tutto in vigore) non hanno mai richiesto che un edificio già esistente fosse reso antisismico, a meno che non fosse oggetto di una ristrutturazione pesante. E’ una delle tante incongruenze italiane: mentre è progredita la conoscenza scientifica sui terremoti, poco o nulla si è fatto perché l’edilizia esistente venisse “aggiornata” rispetto a queste conoscenze.

Al terremoto resiste meglio una struttura in muratura o in cemento armato? Dipende. Una struttura in muratura compatta, con i solai bene ammorsati alle pareti perimetrali, si comporta con un effetto scatolare molto efficace a contrastare le azioni sismiche. Sicuramente meglio di una struttura in cemento armato in cui gli incroci fra travi e pilastri (i cosiddetti “nodi”, quelli in cui si concentrano le sollecitazioni orizzontali tipiche dei movimenti tellurici) siano male armati. Nella foto uno di questi nodi dopo un sisma. Se invece la struttura in cemento armato è ben fatta, essa si comporta con una maggiore elasticità rispetto ad un’analoga struttura in muratura ed, in genere, è in grado di resistere meglio alle azioni orizzontali tipiche del sisma.
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Come risulta dalle verifiche di queste ore, non tutte le case crollano (pare che oltre la metà dei palazzi a L’Aquila sia agibile) ma è anche vero che molte sono crollate sotto una serie di scosse che nel resto del mondo avrebbe provocato molti meno danni che da noi.
Quelli che sono crollati o hanno subito forti danni sono gli edifici costruiti senza particolari accorgimenti a resistere ad azioni sismiche (ossia quelle molto antichi) e, dei recenti, quelli costruiti male, in violazione delle norme tecniche e con materiali scadenti o non adatti. Ad esempio se si usa per confezionare il calcestruzzo la sabbia di mare invece che quella di fiume  i sali contenuti nella prima corrodono i ferri di armatura contenuti all’interno di pilastri e travi in cemento armato, compromettendone la resistenza. Se si usano barre di acciaio lisce anziché zigrinate, l’aderenza tra il ferro e il calcestruzzo viene meno, ecc. ecc.
Purtroppo in queste condizioni di incerta idoneità si trova molta parte del patrimonio edilizio italiano, non solo in Abruzzo, e gli addetti ai lavori lo sanno benissimo.
E così le cause dei crolli si possono ascrivere a due filoni:
–  costruzioni non progettate per essere antisismiche (quelle più antiche)
–  costruzioni che in teoria dovevano essere antisismiche ma che sono state realizzate non a regola d’arte e/o con materiali scadenti.
E’ più chiaro, ora?
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