Ricominciare da Zero

17 aprile 2009 at 06:19 7 commenti

Delle tante riflessioni che mi suggerisce la drammatica vicenda del terremoto a L’Aquila ce n’è una che mi preme condividere con chi passa di qua.

Guardando i servizi in TV e le foto sui giornali mi veniva da pensare che per moltissime persone, le migliaia di sfollati che vivono nelle tendopoli o sono temporaneamente ospitati negli alberghi della costa, questi momenti segnano un doloroso, improvviso spartiacque nelle loro vite. Per molte di queste donne, uomini, anziani, bambini la vita ha avuto una brusca sterzata: non hanno più la loro casa, quella casa che per ciascuno di noi rappresenta il rifugio, l’approdo sereno e accogliente dopo una giornata di lavoro fuori.

Pensateci un attimo (io ci penso spesso ultimamente): come cambierebbe la vostra vita se da un momento all’altro non aveste più la possibilità di essere circondati dalle mura amiche, dalle cento piccole e grandi cose che vi circondano quotidianamente, e che ciascuno di noi dà per scontate?

Magari alcune di queste cose ci paiono fastidiose: la maniglia della mia porta-finestra, ad esempio, che non chiude bene e sono mesi che non ho tempo di far aggiustare. Oppure la lavastoviglie che non funziona più e che dovremmo sostituire. E quella raccolta di vecchie foto di famiglia in portafoto così noiosi da spolverare… Ma se le perdessimo, come ci resteremmo?

Se improvvisamente perdessi la possibilità di sdraiarmi sul mio divano? E se non potessi più ascoltare il mio vecchio glorioso impianto HiFi costruito pezzo pezzo da una quarantina d’anni a questa parte? Se dovessi rinunciare alla mia collezione di film in DVD? O ai miei libri più cari?

Sono piccole “cose”, certo. Chi ha perso sotto le macerie un figlio o una madre ha ben altro da rimpiangere. E poi mi hanno insegnato a credere che non si vive di “cose”, quello che è essenziale in una persona non sono le cose che ha, ma quello che è. Però…

Però questa vicenda mi ha portato a considerare che senza queste “cose” io non sarei più la stessa persona. Che queste cose fanno parte del mio essere, quasi come ne fanno parte le persone a me care. Che senza di loro, senza le mie pareti attorno, senza il mio soffitto sopra la testa, senza le cose piccole e grandi che sono abituato a vedermi intorno quando sono “a casa mia” perderei un essenziale punto di riferimento.

Ed è così che provo un brivido quando cerco di immedesimarmi in questa povera gente straziata negli affetti e nelle cose che possedeva. Gente come me, come noi, che si ritrova da un giorno all’altro senza più nulla, sotto una tenda, a dover ricominciare da zero.

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Oggi Perché le case crollano col terremoto?

7 commenti Add your own

  • 1. Letizia  |  17 aprile 2009 alle 14:01

    Hai ragione fully. La nostra casa e tutto quello che essa contiene parla di noi. Pensa che pochi giorni prima del terremoto mi lamentavo con mio marito dicendo” Uffa..questa casa è divisa male, questa cucina mi ha stancato..ci sarebbero delle migliorie da fare.. ” ora mi viene da abbracciare e tenere stretto ciò che mi circonda. Penso anche questo: chi ha visto crollare la casa si tiene per mano con la sua famiglia, taglia col groppo in gola le radici e ricomincia altrove. Chi ha perduto i familiari si lecca le ferite nel proprio nido e faticosamente prova a guardare avanti. Ma chi ha perso TUTTO?Quale consolazione lo attende? Guardando la tv il 6 e 7 aprile mi è venuto un’altro pensiero: i primi “sciacalli” giunti in Abruzzo sono stati alcuni giornalisti proprio quelli che andavano cercando insaziabilmente il ladruncolo o i visi addolorati.

    Rispondi
  • 2. Letizia  |  17 aprile 2009 alle 14:02

    scusate l’errore grammaticale

    Rispondi
  • 3. Sara  |  17 aprile 2009 alle 14:27

    Fully sei un saggio, c’è molto da imparare da te, grazie. Ottima scelta dell’articolo.
    Io sono arrabbiatissima.

    Rispondi
  • 4. crimilda  |  17 aprile 2009 alle 21:51

    ci ho pensato. forse le lettere, per il resto tutto si potrebbe ricomprare. Basta avere un lavoro, quello si. La casa però non è mia quindi non mi appartiene, poi lo sai, non ho attaccamento per le cose in genere.
    Certo aver qualcuno che mii ospiti nel frattempo.
    Non ho debiti.
    Vivo giorno per giorno in affitto.

    Però per quanto io possa pensarci, non ci riesco ad immedesinarmi.
    niente da fare, è stato qualcosa così “lontano” da me che è evanescente.

    Le tue case non crollano, vero?
    domanda, siccome fai parte del mondo edile, mii racconti per bene perchè tutte queste case nuove crollano come se avessi 5 anni?
    perchè tutte le trasmissioni del mondo, forse, non lo potrebbero spiegare come te.

    Rispondi
  • 5. Salazar  |  18 aprile 2009 alle 15:59

    Sono d’accordo con Crimilda. Gli oggetti che tutti conserviamo in casa, quelli diciamo “ornamentali”, non sono molto importanti. Secondo me sono diventati vecchi, o obsoleti – cioè non più attuali nella nostra vita attuale – nello stesso momento in cui li abbiamo comprati: se li avessimo comprati soltanto un anno dopo, un mese dopo o una settimana dopo non avremmo di certo fatto le stesse scelte. Non sono quello che siamo, ma quello che eravamo, sono ormai dei ricordi, e solo per questo non li vogliamo perdere. Ma i ricordi si ricordano ugualmente, con o senza il relativo feticcio.

    Rispondi
  • 6. Anna  |  25 aprile 2009 alle 20:09

    Faccio parte degli sfollati, di quelli che hanno perso non tutto ma parecchio. Qualcosa sono riuscita a recuperarla, molte sono perdute. La mia vita è cambiata ma non so ancora come. Dopo venti giorni è come se fossi ancora sospesa.

    Rispondi
    • 7. Fully  |  25 aprile 2009 alle 20:52

      Anna, lascia che ti esprima tutta la mia comprensione e la mia solidarietà

      Rispondi

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