Il minimo della decenza

17 marzo 2009 at 08:32 2 commenti

La Confindustria della Garavaglia chiede soldi “veri” per l’industria, Mr.B dice che gliene ha già dati, Bossi incalza sollecitando aiuti per le piccole imprese.

Io non sono un economista e quindi, un po’ grossolanamente, ho sempre pensato che l’intervento dello Stato nell’economia (gli aiuti di Stato sono questo, no?) non sia cosa buona, perché fa venir meno la concorrenza e squilibra il mercato. E poi se un’impresa non sa stare sul mercato coi propri mezzi forse è meglio per tutti che chiuda.

Ma ormai tutti i Grandi si stanno orientando verso questo tipo di intervento per fronteggiare la crisi, quindi in un mondo globale non puoi sottrarti all’andazzo, altrimenti soccomberai. Se – mettiamo –  in Germania si aiutano le imprese ed in Italia no, le imprese nostre saranno svantaggiate rispetto alle tedesche e non reggeranno la loro concorrenza. Fino a qui ci arrivo.

Però credo sia onesto fare subito dopo un certo ragionamento. Se l’Italia è di gran lunga la nazione europea in cui si evade di più, e se il 32% di questa evasione può essere ricondotta al mondo delle imprese, il 22% a quello bancario-assicurativo, il 12% ai commercianti, se tre artigiani su quattro (falegnami, muratori, idraulici,…) non rilasciano ricevuta fiscale, se l’evasione fiscale italiana è doppia di quella media europea vuol dire che fino ad ora sono state le imprese tedesche ad essere svantaggiate (in media) rispetto a quelle italiane che potevano permettersi di stare più comodamente sul mercato in quanto potevano reinvestire (o lucrare) una quota parte dei loro introiti che non avevano versato al fisco.

Ora, io credo che sia troppo comodo per le nostre imprese evadere il fisco e fare utili (ovviamente privati)  grazie – tanto per dirne una – ad infrastrutture (pubbliche) pagate dai soli contribuenti onesti e poi, quando il vento gira e gli utili diminuiscono o si va sotto, prendersi pure una quota delle imposte pagate dai contribuenti onesti come àncora di salvataggio.

Quindi, se aiuti di Stato proprio devono esserci, io penso che sarebbe carino se non  fossero elargiti a pioggia e non andassero a finire anche alle aziende degli evasori che esibiscono bilanci in rosso ma girano in Porsche Cayenne. Che lo Stato – con le mie tasse – debba sostenere l’economia può anche starmi bene, ma che almeno, prima di ricevere soldi di Stato il destinatario di questi aiuti si sottoponga (volontariamente) ad una bella ed accurata verifica della Guardia di Finanza mi parrebbe il minimo della decenza. O no?

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Due paroline sull’amore Dignità

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  • 1. Salazar  |  17 marzo 2009 alle 13:28

    Secondo me stanno dando al cadavere la stessa medicina che l’ha ucciso quand’era ancora vivo. O forse vivo non lo è mai stato, forse è nato moribondo.
    Il problema non é la crisi, il problema è che questo sistema non funziona. Il tanto decantato “mercato globale” è una partita persa: per entrarci a giocare con le altre amichette multinazionali le aziende devono essere enormi, o almeno loro pensano che debba essere così, e arrivano a fatturati talmente giganteschi da operare sempre sul filo del rasoio. Infatti non é loro possibile tamponare un eventuale calo – anche minimo – delle vendite. Non esistono multinazionali con riserve all’altezza della situazione, anzi, le aziende ormai riserve non ne hanno più, vanno avanti imperterrite perseverando nel gigantismo, senza badare a null’altro che non sia diventare sempre più ipertrofiche, diventando così – automaticamente – dei giagnti con i piedi di argilla. Non serve neanche una crisi, basta il sospetto di una crisi, il disegnino di una forse eventuale crisi, che quelli si ritrovano già con le chiappe sul pavimento.
    Che fanno gli Stati? Danno soldi alle grandi aziende per farle restare grandi, in bilico sui loro fatturati insostenibili, fino alla prossima crisi. E alla prossima crisi che si farà?, ancora soldi? Fino alla successiva crisi, e ancora, e ancora?
    Non si diceva che perseverare è diabolico?

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    • 2. Monica  |  18 marzo 2009 alle 09:02

      Ho l’impressione che si sia persa la capacità di immaginare un sistema diverso da quello attuale, come se il mondo senza il capitalismo (in particolare quello contagiato dal virus della finanza speculativa) non possa esistere e andare avanti.
      Il capitalismo, un po’ come il cannibalismo, possono essere superati. Se il problema è la crescita (crescita del PIL?) allora basta rileggersi il discorso di Kennedy sulla correttezza del PIL come misura di crescita e felicità per capire che già qualche anno fa qualcuno aveva intravisto la fregatura sottostante al PIL.
      Se non ricordo male il WWF aveva proposto senza successo parecchi anni or sono di inserire nel PIL la salvaguardia ambientale.
      Se correggiamo l’unità di misura forse potremmo ricominciare a crescere, ma nella giusta direzione.
      Quindi aggiungerei alla proposta di Fully di una verifica fiscale anche una verifica della coerenza della produzione delle stesse ai criteri del nuovo PIl. (Inquinamento – Impatto ambientale – Utilità sociale del bene o servizio – quantità degli scarti da smaltire – ecocompatibilità dei componenti – condizioni di lavoro salubri e motivanti – ecc. ecc. ).

      Rispondi

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