E’ la fine dell’Unione Europea?

7 marzo 2009 at 07:17 7 commenti

Non mi considero affatto quello che si definisce un “euroscettico”, anzi, sapere di far parte di una comunità più vasta di quella racchiusa negli angusti confini della nostra Italietta in qualche modo mi riconsola. Però mi sono spesso chiesto che cosa mi accomuni ad un metalmeccanico di Vilnius o ad un piazzista portoghese. Quali sono le cose che ci fanno sentire partecipi della medesima comunità pur nella nostra soggettiva diversità? Fino a che punto possiamo mantenere la medesima “identità” pur essendo (o sentendoci) singolarmente diversi l’uno dall’altro come individui di diverse nazioni?

Quando parliamo di “identità europea” quali sono le caratteristiche o i valori che rendono gli abitanti di Italia, Lituania, Polonia, Norvegia o Portogallo così simili fra loro e così diversi da altri popoli che oggi definiremmo non europei? Forse la matrice linguistica? Non direi proprio: di lingue ne parliamo ancora troppe, noi europei, e poi le condividiamo con altri popoli, ad esempio tutti i popoli del continente americano. Forse la cultura? Quale cultura? Quella greco-romana o quella celtica? La religione? Quella giudaico-cristiana o quella musulmana (Albania e domani Turchia)?

No, fino ad oggi mi rispondevo: ci accomuna l’impostazione dell’economia, sintetizzata nella moneta unica (l’euro), e con essa la possibilità di scambiare merci fuori dai confini nazionali senza dover usare una calcolatrice per convertire le diverse valute.

A dare un duro colpo anche a questo tratto comune è sopraggiunta la crisi finanziaria mondiale, che ha rapidamente se non cancellato almeno fatto passare in secondo piano quello che negli ultimi lustri mi sembrava uno dei pochi fatti condivisi della nostra vecchia Europa.

Anne Applebaum sul Washington Post del 3 marzo fa un resoconto lucido quanto sconfortante di questa situazione: non appena si è vista la gravità della crisi e le difficoltà delle economie a tirare avanti assicurando ai cittadini delle “vecchie” Nazioni quella base comune di diffuso benessere ecco ricomparire la tentazione del protezionismo, dell'”ognuno per sé” che è proprio il contrario della solidarietà che ci si aspetta in una comunità. E così ecco il fallimento dell’economia islandese, il quasi fallimento dell’economia greca, le vistose difficoltà dei polacchi, degli ungheresi e delle altre Nazioni provenienti dall’ex blocco filosovietico, il tutto nella quasi totale indifferenza (o impotenza?) dei “compagni di strada” europei.

Le difficoltà sono trasversali, e valgono tanto per le economie fino a poco tempo fa considerate “brillanti”, come quella irlandese, quanto per quelle da sempre considerate “pesanti, ed ancora non si intravede alcuna risposta comune.

E’ l’inizio della fine della Comunità Europea?

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Entry filed under: Cose della vita, Le infinite domande, Storia e memoria.

Col tempo ‘che ci vuole’ Donne…

7 commenti Add your own

  • 1. Chiara di Notte - Klára  |  7 marzo 2009 alle 10:58

    E’ l’inizio della fine della Comunità Europea?

    Non e’ mai iniziata. E’ stata solo un accordo fra banche.

    In realta’ il potere non desidera “unire” ma “dividere”, per imperare.

    Non dobbiamo sorprenderci.

    L’unica speranza e’ che, come avvenne durante l’illuminismo, cambi totalmente la concezione della vita e del rapporto del cittadino con l’organo di potere.

    Cio’ significa un sommovimento culturale di portata epocale nel quale, ahime, per gli italici non vedo alcun ruolo se non quello di mera forza lavoro schiavizzata al pari degli abitanti del terzo mondo che pero’ usciranno dalla crisi in atto meno danneggiati e meno demotivati degli europei di vecchia generazione.

    Il gap fra il livello d’istruzione di certi paesi nordici come ad esempio la Svezia la Danimarca, la Norvegia e la Finlandia, ma anche di numerosi altri paesi dell est europeo o del continente sudamericano e asiatico e l’Italia sta aumentando sempre di piu’. Di conseguenza sta aumentando, o sta riducendosi, il gap relativo al livello di “civilta’”.

    E senza istruzione e civilta’ un popolo non ha futuro.

    Rispondi
    • 2. Sara  |  8 marzo 2009 alle 11:26

      Ecco Chiara io sarei ottimista e invece arrivi tu e…Zac! Ottimismo tagliato con un colpo netto!!!
      Però nell’unione europea io ci vedo un pò di più di un accordo tra banche, sono la solita sognatrice…

      Rispondi
      • 3. Fully  |  8 marzo 2009 alle 13:11

        Resta sognatrice, te ne prego, Sara 🙂
        Scrisse Paulo Coelho:
        “Il mondo è di coloro che sono capaci di sognare e non hanno paura – nonostante tutto – di continuare a farlo”.

        Quello che dice Klara è purtroppo giusto, anche se lei – mi pare – lo filtra sulla base di sue esperienze del nostro Paese che devono averla molto delusa. Non saprei come darle torto, ma abbiamo il dovere di continuare a sperare, a lottare, ad impegnarci se vogliamo nel nostro piccolo costruire un mondo migliore per coloro che verranno dopo di noi

        Rispondi
  • 4. Salazar  |  8 marzo 2009 alle 20:32

    Secondo me la nascita dell’Unione Europea è stato il più importante avvenimento storico del 900. Guerre se n’erano già viste, rivoluzioni se n’erano già viste, Stati dalle idee pietosamente muscolari che invadono gli Stati vicini anche. Quello che non s’era mai visto in tutta la storia dell’umanità erano degli Stati sovrani, liberi e democratici, rinunciare a parte della propria sovranità volontariamente, a favore di un organismo multinazionale il cui scopo dichiarato è proprio quello di diminuire gradualmente la sovranità dei singoli a favoer di uno scopo comune.
    Ci siamo abituati all’Europa, e dal ’57, dal Trattato di Roma che è lì, l’abitudine non ci permette di cogliere appieno la grandezza dell’idea: unica, originale, controcorrente e – quel che più conta – già in parte costruita.
    Ci sono stati, ci sono, ci saranno degli alti e dei bassi nel proseguire la costruzione di questa utopia reale, è normale: l’idea è troppo enorme per poter essere accettata tutta insieme e in poco tempo, ma l’importante è sapere che malgrado le fermate economiche, i problemi dei singoli Stati, i sussurri e le grida di politici egoisti, non si può tornare più indietro.
    Ormai l’Europa c’è, e non può fare altro che andare avanti.

    Rispondi
    • 5. Fully  |  9 marzo 2009 alle 06:34

      Tutto giusto, tutto vero…
      Solo che questo processo sembra ultimamente così lento, contraddittorio, pieno di dubbi e ripensamenti che non mi fanno essere così ottimista come tu appari.
      Chissà, forse l’Eurpoa si sta allargando troppo, sta tentando di includere nazioni troppo eterogenee per maturare un “idem sentire”: le diverse velocità in materia economica sono solo uno dei problemi, è la necessità di questa integrazione che mi pare i cittadini delle varie parti d’Europa tendano a disconoscere. Basta vedere come si è votato pr le ultime ratifiche di bozza di Costituzione per rendersene conto.
      Certamente non sarà determinando il diametro massimo dei baccelli di fave o pisellini né cercando di impedire pratiche alimentari “antiigieniche” come il lardo di Colonnata che ci si sentirà parte di un’Europa comune: troppo cerebrale, ancora, questo processo, troppo “pensato” a livello di vertici e troppo poco “sentito” e soprattutto “amato” a livello di popoli.
      Almeno questo è quello che a me pare.

      Rispondi
      • 6. Monica  |  10 marzo 2009 alle 19:31

        L’Europa anche per me è un grande progetto.
        Dove c’erano perenni guerre (Francia-Germania in particolare) ora ci sono alleanze che durano da oltre 50 anni e l’idea di una guerra sembra impensabile.
        L’Europa è un esperimento ambizioso, costruito quasi a tavolino; per me rappresenta il progetto di realizzare una pace duratura e solida.
        Una sovrastruttura rispetto al classico Stato-Nazione-Popolo Identità, e si sa, l’Identità non si costruisce dall’oggi al domani.

        Comunque credo anch’io abbiano allargato troppo o forse solo troppo in fretta …

        Una domanda per concludere: In fondo, tu, non ti senti anche un po’ Europeo oltre che Italiano?

        Io personalmente sì, e spero che molti dei principi su cui il progetto Europa poggia diventino presto realtà e travalichino i grigi e miopi confini nazionali.
        Un saluto

        Rispondi
  • 7. Salazar  |  9 marzo 2009 alle 12:14

    Ci vuole il tempo che ci vuole.
    Vero, forse ultimamente si é allargata troppo e troppo in fretta, ci vorrà più tempo per ottenere una buona amalgama.
    Forse non è il popolo che non vuole, ma sono i leader politici attuali, tutti abbastanza grigi, che non riescono a trascinarlo, il popolo.

    Rispondi

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