Giornalismo e torpore

16 febbraio 2009 at 14:42 5 commenti

Ma cosa serve ancora agli Italiani per svegliarsi dal torpore che li ha inglobati in massa e chiusi nel tepore delle loro case, nella loro rassegnazione, nel loro totale disinteresse? Cosa serve ancora? Non basta una crisi economica internazionale che ci sta mordendo ai polpacci? Non basta un governo inadeguato e un’opposizione inesistente? Non basta la beffa della cronaca sulla stampa e sui media che sposta l’attenzione su altre tematiche? L’accecamento mediatico è tanto palese che si fatica a credere che l’Italiano medio non riesca ad accorgersene.

La mancanza di una legge sul testamento biologico non è cosa d’oggi, ma una problematica che ritorna ciclicamente, quando si ha notizia dell’avvicinarsi alla morte di qualche innocente malato, condannato a sofferenze inutili e a condizioni di vita senza dignità per anni. E’ successo per Luca Coscioni, è successo per Piergiorgio Welby, è successo per Eluana Englaro. Succederà ancora.

Lo scempio e l’infamia dello stupro sono cose che avvengono ogni giorno, da secoli, in casa e fuori, ma in questi giorni ogni stupro viene riportato in prima pagina, soprattutto se è ad opera di non-italiani. Sembra che improvvisamente gli immigrati si siano messi d’accordo e di buona lena a stuprare le donne, italiane e non. Sembra che dare fuoco alle persone sia un fenomeno in crescita, che improvvisamente sia di moda.

E’ questa l’Italia che vogliono farci vedere.

Io credo che gli operatori dell’informazione siano fra i maggiori responsabili di questo imbambolamento cultural-social-mediatico. Mettere il mostro in prima pagina porta più soldi, e così gli organi d’informazione sacrificano la loro coscienza critica, vengono meno al loro ruolo. Alla fin fine lo fanno per quattro soldi in più di pubblicità sulla pagina dove ci sono i dettagli dello stupro, dove c’è scritto se erano in due, in tre, se era un branco, se erano rumeni o maghrebini.

“Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda. Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto”.
(Horacio Verbitsky)

C’è bisogno di svegliare gli italiani, non di terrorizzarli. Di non lasciarli chiusi nelle loro case, a guardare in TV trasmissioni demenziali, ma di farli uscire, discutere, pensare.

Vi prego, giornalisti, tornate a fare il vostro mestiere di inchiesta e di denuncia: non ce n’è mai stato tanto bisogno quanto ora.


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L’importante è… Bye-bye Uolter

5 commenti Add your own

  • 1. simona_rm  |  16 febbraio 2009 alle 23:43

    si, c’è bisogno di svegliare e svegliarsi, ma non penso ci sia più speranza per la stampa e l’informazione ufficiale. Penso che il web, ora, debba farsi carico dell’urgenza d’informazione il più possibile oggettiva.

    Rispondi
  • 2. Salazar  |  17 febbraio 2009 alle 03:43

    Durante il caso Battisti, condiviso fra i due Paesi citati nei miei passaporti, ho letto le stesse notizie nei giornali di qua (Brasile, nota Repubblica delle banane) e nei giornali di là (Italia, maestra di democrazia).
    Le differenze erano (sono) sostanziali. Prima di tutto i titoli degli articoli, che sono molto, molto importanti: nei giornali italiani si puntava sempre nell’annuncio di una notizia ad effetto – come se per spingere qualcuno a leggere si dovesse sempre e comunque spargere un odorino di scandalo – ampliando un po’ ad arte quello che riportava poi l’articolo e usando, a volte a sproposito, il discorso diretto fra virgolette.
    Nei giornali brasiliani il titolo riportava semplicemente uno stringato riassunto della notizia; come l’ultimo, quello di ieri nella “Folha de São Paulo”, che dice: “Parlamentares italianos se reúnem com Temer para discutir extradição de Battisti”. Descrittivo e lineare, se vuoi approfondire leggi avanti.
    Gli articoli nei giornali italiani mi sono sembrati un guazzabuglio di cose dette e cose non dette. Niente veniva mai spiegato con metodo, come se fosse scontato che il lettore sapesse già esattamente, fin nei minimi particolari, di cosa si stava parlando: fatto che può essere vero, ma anche non esserlo, e che di certo crea qualche incertezza. Inoltre, leggendo, era ben viva la sensazione che, più dei fatti, si cercasse di indirizzare il lettore verso una idea, un qualcosa in un senso o in un altro. Ne mai mancavano commenti più o meno espliciti mescolati ai fatti.
    Gli articoli brasiliani (almeno quelli da me letti) si limitavano ad un riassunto pulito pulito dei fatti, uno dopo l’altro, con ordine, riportando le varie dichiarazioni degli interessati, senza mai farsi sfuggire una virgola di commento o di opinione. Chiaro, negli articoli di fondo le opinioni c’erano, ben decise, in un senso o nell’altro, ma gli articoli di fondo proprio quello sono: opinioni.
    Ecco la mia cronaca, e adesso aggiungo un commento sull’Italia di Berlusconi, i giornali suoi o non suoi, le tivvú sue o non sue: tutto quanto fa spettacolo, e solo quello avrete.

    Rispondi
  • 3. Fully  |  17 febbraio 2009 alle 07:29

    @simona
    sì, il web… ma anche il web sta velocemente cambiando. basta guardare gli sponsor che affittano i bannerini sulle pagine e rendersi conto che alla fine tutto ha un prezzo. ma speriamo in bene

    @salazar
    effettivamente pare che nei due Paesi vi sia un approccio diverso alla comunicazione. Grazie della tua preziosa testimonianza

    Rispondi
  • 4. Marco il Buono  |  17 febbraio 2009 alle 10:28

    Incredibile, sono completamente daccordo.
    Intanto nel pdl c’è la rivolta per l’ingresso di Mastella, lo chiamano il voltagabbana.
    Strano che si dimentichino di Dini, Capezzone ecc.

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  • 5. Monica  |  17 febbraio 2009 alle 15:49

    Oggi al lavoro commentavo sullo stesso argomento da te trattato in curiosa sintonia con me che in Italia ormai vige la:
    MEDIOCRAZIA

    Mediocri&Media + un pizzico di idioZIA generale (v. voto in Sardegna !!!)

    Rispondi

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