Archive for febbraio, 2009

Revival 1972

L’uscita nei cinema del film “Questo piccolo grande amore”, realizzato da Claudio Baglioni sulla scia del suo famosissimo brano del 1972, ha dato spunto a SKY.it di ricordare con una galleria fotografica alcuni dei momenti di quell’anno.

L’operazione nostalgia è stata per me fulminante, e non serve spiegare perché: allora avevo 19 anni!

La visione di quelle foto ha suscitato in me parecchie emozioni ed anche alcune riflessioni. La prima, ovvia, è che gli anni passano per tutti. E così fa un certo effetto rivedere le bellezze di Sophia Loren, di Elizabeth Taylor, di Gina Lollobrigida, di Raquel Welch, di Patty Pravo,… e confrontarle mentalmente con le maschere plastificate di quell’antica bellezza che ci capita di vedere oggi sui rotocalchi.

La seconda riflessione riguarda il mondo dell’automobile: la foto di un prototipo di Giugiaro per una Maserati o quella delle flessuose linee della Lamborghini Miura mi fanno venire in mente che alla fin fine i progressi tecnologici dell’auto in questi 37 anni non sono poi stati così strepitosi. All’epoca, ricordo, si prevedeva che negli anni duemila le auto non avrebbero più avuto ruote, ma avrebbero sfrecciato con sistemi di levitazione magnetica, che non sarebbero state più guidate con volante, acceleratore e freno ma sarebbero state programmate per trasportarci da un punto all’altro molto velocemente e in totale sicurezza. Quello che vediamo oggi, invece, è terribilmente simile a quello che girava sulle nostre strade negli anni Settanta: si sono fatti passi in avanti, certo – ci mancherebbe – ma ciò nonostante i nostri movimenti sono in larghissima parte dipendenti da un idrocarburo inquinante e sono migliaia, ogni anno, coloro che perdono la vita a causa di incidenti stradali. Per non parlare del fatto che perdiamo milioni di ore di lavoro e di vita incanalati in fila su autostrade sempre più ampie ma nonostante questo sempre più insufficienti.

Una terza riflessione riguarda il cinema: mi pare che oggidì il cinema abbia già detto tutto, mentre allora era un fermento di idee: in quell’anno uscivano o erano in lavorazione capolavori assoluti come “Il Padrino”, “Ultimo Tango a Parigi”, “Sussurri e grida”, “Cabaret”, i primi film di Woody Allen, l’ultimo film di Hitchcock… Un’operazione nostalgia in piena regola, se pensate che allora uscivano nelle sale forse venti-trenta film all’anno, vi rimanevano per settimane, talora per mesi, erano oggetto di appassionate dispute, di infinite discussioni. Oggi bisogna sbrigarsi se si vuole vedere un film in uscita, perchè dopo qualche giorno viene soppiantato dal successivo, inutile remake. Se senti in giro, ormai dei film in uscita quasi nessuno più discute, e – ciò che è ancora più triste – dopo qualche settimana nessuno ne parlerà mai più.

La quarta riguarda la musica: rivedere le foto di James Brown, Charles Mingus, José Feliciano, Little Richard, Pete Townsend, Rod Stewart (chissà quanti di coloro che leggono sanno chi sono?) mi proietta indietro in un tempo in cui per me la musica era fondamentale compagna della mia giornata, e tutta questa gente mi pareva fosse costantemente intorno a me a suscitare buone sensazioni. Niente a che vedere con le musichette di oggi, buone per lo più come sottofondo nei bar e nei pub.

Altri tempi, insomma, degni di essere ricordati con una punta di nostalgia. Giustificata, almeno secondo me.

28 febbraio 2009 at 10:03 19 commenti

PD: Franceschini I o D’Alema V?

Peppino Caldarola è un bravo e navigato giornalista. Ha lavorato per anni all’Unità di cui è stato anche direttore dal 1996 al 1998. E’ stato anche deputato dei DS dal 2001 al 2007, quando ha abbandonato il partito. Non si può dunque dire che non conosca i suoi polli, ove per “polli” (senza alcun intento ironico, lo giuro) definisco i DS oggi confluiti nel PD.

Ora, per una di quelle stranezze che a volte accadono in Italia, scrive per “Il Giornale”, su cui oggi è stata pubblicata questa sua divertente storia degli intrighi dalemiani. Non ci avevo mai pensato, ma ora che Caldarola l’ha scritto così limpidamente non faccio alcuna fatica a condividere la sua analisi: credo che meriti di essere letta e – perfino – stampata e conservata.

(altro…)

25 febbraio 2009 at 19:54 Lascia un commento

Sì, sono un benpensante

Qualche sera fa, verso le 21, sono passato in macchina  a prendere mia figlia che stava tornando dall’università e sarebbe scesa alla stazione della Magliana (zona Sud di Roma, nei pressi dell’EUR). Sono rimasto ad aspettarla una ventina di minuti e mi sono guardato un po’ attorno. Ho notato che in quel lasso di tempo non si vedevano in giro tutte quelle facce da galera che di solito bazzicano da quelle parti (come nelle altre stazioni della metropolitana). C’era invece una certa tranquillità: il solito viavai di passeggeri e passeggere, ma meno concitato del solito.

Ho scoperto poi il motivo: c’era una gazzella dei carabinieri ed, a fianco, parcheggiata nei pressi del marciapiede, una camionetta dell’esercito, due soldatini e un caporale, giovanissimi. Il caporale si divertiva a seguire con lo sguardo ogni ragazza che gli passava vicino, mentre armeggiava col cellulare – immagino per scambiarsi messaggini con la sua morosa. I carabinieri parlottavano fra loro e i due soldatini facevano su e giù per la stazione: una mini-ronda ogni quarto d’ora, credo.

Ho pensato che, se non fossero stati lì, quei soldati sarebbero stati in caserma, impegnati in qualche servizio più o meno inutile, oppure sarebbero stati in libera uscita. Ed ho pensato pure che, visto che dopotutto li stavo pagando io con le mie tasse, non mi dispiaceva affatto che con la loro sola presenza tenessero lontani i malintenzionati che di solito si appostano nei pressi della stazione del metrò che utilizza mia figlia.

Insomma, non mi pareva proprio l’occupazione militare della mia città – come qualcuno paventò a suo tempo – ma un presidio tutto sommato “leggero” che, con la sua sola presenza, sortiva l’effetto di rendere la zona un po’ più “tranquilla”, percettivamente “non a rischio”. Peccato non avessi con me la videocamera: avrei ripreso la scenetta volentieri, per metterla a confronto con le roboanti dichiarazioni che paventavano per noi una deriva cilena, apparse sui giornali quando venne introdotto il provvedimento di affiancare nelle città l’esercito alle forze dell’ordine. No, EUR Magliana l’altra sera non sembrava affatto la Santiago di Pinochet.

Allora, posso iscrivermi anch’io alla categoria dei borghesi benpensanti, categoria tanto vituperata dai veri spiriti progressisti e democratici?

21 febbraio 2009 at 16:07 2 commenti

Bye-bye Uolter

Tempo fa avrei commentato la notizia-shock delle dimissioni irrevocabili di Uolter con un sorriso di autocompiacimento, per la serie: “L’avevo detto io…”

Oggi mi limito a linkare uno dei tanti articoli che commentatori di professione hanno scritto sull’argomento. Secondo me il migliore è questo, di Lucia Annunziata, freddo, lucido e – giustamente – spietato.

18 febbraio 2009 at 09:29 4 commenti

Giornalismo e torpore

Ma cosa serve ancora agli Italiani per svegliarsi dal torpore che li ha inglobati in massa e chiusi nel tepore delle loro case, nella loro rassegnazione, nel loro totale disinteresse? Cosa serve ancora? Non basta una crisi economica internazionale che ci sta mordendo ai polpacci? Non basta un governo inadeguato e un’opposizione inesistente? Non basta la beffa della cronaca sulla stampa e sui media che sposta l’attenzione su altre tematiche? L’accecamento mediatico è tanto palese che si fatica a credere che l’Italiano medio non riesca ad accorgersene.

La mancanza di una legge sul testamento biologico non è cosa d’oggi, ma una problematica che ritorna ciclicamente, quando si ha notizia dell’avvicinarsi alla morte di qualche innocente malato, condannato a sofferenze inutili e a condizioni di vita senza dignità per anni. E’ successo per Luca Coscioni, è successo per Piergiorgio Welby, è successo per Eluana Englaro. Succederà ancora.

Lo scempio e l’infamia dello stupro sono cose che avvengono ogni giorno, da secoli, in casa e fuori, ma in questi giorni ogni stupro viene riportato in prima pagina, soprattutto se è ad opera di non-italiani. Sembra che improvvisamente gli immigrati si siano messi d’accordo e di buona lena a stuprare le donne, italiane e non. Sembra che dare fuoco alle persone sia un fenomeno in crescita, che improvvisamente sia di moda.

E’ questa l’Italia che vogliono farci vedere.

Io credo che gli operatori dell’informazione siano fra i maggiori responsabili di questo imbambolamento cultural-social-mediatico. Mettere il mostro in prima pagina porta più soldi, e così gli organi d’informazione sacrificano la loro coscienza critica, vengono meno al loro ruolo. Alla fin fine lo fanno per quattro soldi in più di pubblicità sulla pagina dove ci sono i dettagli dello stupro, dove c’è scritto se erano in due, in tre, se era un branco, se erano rumeni o maghrebini.

“Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda. Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto”.
(Horacio Verbitsky)

C’è bisogno di svegliare gli italiani, non di terrorizzarli. Di non lasciarli chiusi nelle loro case, a guardare in TV trasmissioni demenziali, ma di farli uscire, discutere, pensare.

Vi prego, giornalisti, tornate a fare il vostro mestiere di inchiesta e di denuncia: non ce n’è mai stato tanto bisogno quanto ora.


16 febbraio 2009 at 14:42 5 commenti

L’importante è…

Buongiorno, mondo!
Angosciati per quello che vedete e sentite in giro?
Delusi da tutto e tutti?
Scocciati, scettici, disillusi?
Ma no… così non si va da nessuna parte!
La vicenda di Eluana, la sua giovane vita spezzata e la conseguente infinita agonia ci ricordano che il nostro destino è appeso ad un filo e che la vita è troppo breve per sprecarla appresso a tante sciocchezze.
Mi torna in mente una celebre riflessione di Charlie Chaplin:

Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile
che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei.
Quindi vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore:
la vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali.
Canta, ridi, balla, ama…
e vivi intensamente ogni momento della tua vita,
prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.

Credete a me, alla fin fine l’unica cosa davvero importante è….

11 febbraio 2009 at 07:36 1 commento

Game Over

Il gioco etico-scientifico-politico-mediatico è finito.
Eluana finalmente riposa in pace.

Dico “Grazie” a Beppino Englaro per averci mostrato come si possa
essere Uomini degni della U maiuscola.
Dico “Grazie” ad una ragazza diventata donna suo malgrado
per avere messo a nudo la nostra umana inadeguatezza
di fronte ai grandi, meravigliosi e tragici misteri della Vita e della Morte.

.

10 febbraio 2009 at 05:32 5 commenti

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