Di razza umana

27 gennaio 2009 at 07:47 4 commenti

Oggi si celebra la Giornata della Memoria.
Oggi è il giorno in cui ci si ferma tutti un istante a riflettere ed a ricordare le atrocità perpetrate dal nazifascismo sugli appartenenti alla “razza” ebraica.

Questo Giorno cade in un momento particolare. Quando sono da poco cessati i cannoneggiamenti israeliani su Gaza, che certo non hanno aiutato gli israeliani e per translato il popolo ebraico ad aumentare nel mondo il numero di simpatizzanti per la loro causa. Quando il Papa è al centro di un putiferio per aver revocato la scomunica anche al vescovo Lefebvriano Williamson, convinto negazionista della Shoah.
Un momento particolare, in cui un sondaggio rivela che il 12% degli italiani è antisemita e che solo il 56% non ha pregiudizi sul popolo ebreo.

La fiammella dell’odio razziale (non solo contro il popolo ebreo) cova sotto la cenere e troppi segnali ci dicono che questa malapianta continua ad attecchire. Tutti, ciascuno secondo le proprie possibilità, dobbiamo continuare a fare di tutto per sradicarla: è un dovere di ogni essere umano degno di questo nome.

Albert Einstein, quando cercò rifugio in America dalle persecuzioni naziste, dovette compilare un modulo. Alla voce: razza? rispose: umana. Molto tempo è trascorso da allora, ma non abbastanza per cancellare del tutto la domanda cui Einstein diede quella risposta così naturale e forte.
Oggi tocca a noi, a ciascuno di noi, fare in modo che la risposta di Einstein diventi la risposta di tutti.

… La maggior parte fra noi erano ebrei: ebrei provenienti da tutte le città italiane, ed anche ebrei stranieri, polacchi, ungheresi, jugoslavi, cechi, tedeschi, che nell’Italia fascista, costretta all’antisemitismo dalle leggi di Mussolini, avevano incontrato la benevolenza e la civile ospitalità del popolo italiano.
Erano ricchi e poveri, uomini e donne, sani e malati. C’erano bambini fra noi, molti, e c’erano vecchi alle soglie della morte, ma tutti siamo stati caricati come merci sui vagoni, e la nostra sorte, la sorte di chi varcava i cancelli di Auschwitz, è stata la stessa per tutti.
Non era mai successo, neppure nei secoli più oscuri, che si sterminassero esseri umani a milioni, come insetti dannosi: che si mandassero a morte i bambini e i moribondi.
Noi, figli cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni) di un paese che è stato civile, e che civile è ritornato dopo la notte del fascismo, qui lo testimoniamo. In questo luogo, dove noi innocenti siamo stati uccisi, si è toccato il fondo delle barbarie.
Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa’ che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa’ che il frutto orrendo dell’odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né domani né mai.

Primo Levi
(dalla “Lettera al visitatore” del Memoriale degli italiani ad Auschwitz)

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Zelig al potere Memorie di Sarah

4 commenti Add your own

  • 1. simona_rm  |  27 gennaio 2009 alle 15:22

    Primo Levi scrive:

    In questo luogo, dove noi innocenti siamo stati uccisi, si è toccato il fondo delle barbarie.

    NOI siamo stati uccisi.
    Leggendo l’opera di Levi, ti rendi conto di come anche i sopravvissuti, in realtà si sono sentiti morti. Sono morti.
    Umiliati nell’Essere, nell’intimo. Privati di tutto, ridotti allo stadio bestiale, al darwinismo portato all’estremo.
    Un estremo punto, in cui Primo Levi, si domandò se ciò che ormai rimaneva di lui, fosse ANCORA un uomo. Aveva 23 anni. Aveva già sopportato tutto.

    Mi domando quanti Primo Levi servono per svegliare le coscienze? Quanti ancora ne devono venire? Quanti ne devono morire?
    Per convincere chi ancora oggi, dall’alto della propria ignoranza-mista-odio, ha la voce per negare l’olocausto.

    Rispondi
  • 2. Monica  |  28 gennaio 2009 alle 08:34

    L’ostilità verso gli ebrei è talmente antica e specifica da meritare appositi capitoli nei testi che trattano di stereotipi e pregiudizi.
    Non basta, per tentare una spiegazione, il generico pregiudizio verso un’altra razza, verso un’identità nazionale differente.
    Ragioni storiche, politiche, economiche, culturali si intrecciano in un arco temporale lunghissimo creando un circolo vizioso che ad oggi ancora non sembra interrotto.

    (…) Al di la delle cause storiche lontane e delle responsabilità precise di chi ha voluto e gestito la “soluzione finale”, l’oppressione e poi lo sterminio degli ebrei si sono potuti realizzare anche per l’indifferenza o addirittura per la complicità di milioni di persone “normali” che hanno trovato ragioni per considerare tollerabile quanto accadeva e che sono riuscite a conciliare l’odio razziale con la propria autostima di persone buone e rispettabili. In ciò il consolidamento durante più di duemila anni degli stereotipi e dei pregiudizi nei confronti degli ebrei non può non aver avuto una parte rilevante. (…)

    Io voglio ricordare la fortuna di non aver vissuto.
    Io voglio ricordare e passare ai mie figli memorie non mie.
    Io voglio ricordare come se fossi io, lì, ora.

    Rispondi
  • 3. Fully  |  29 gennaio 2009 alle 07:00

    @simona
    Quanti devono ancora morire per svegliare le coscienze?
    Se davvero la storia fosse stata “maestra di vita” non si sarebbe arrivati all’Olocausto. Il che non fa ben sperare.
    A quanto pare l’istinto di sopraffazione del forte sul debole è una prerogativa insita nell’animo umano, e così come ci saranno altri Hitler e altri Williamson, noi possiamo solo sperare che altri Gandhi ed altri Primo Levi nascano per contrastare la violenza e mantenere vivo il ricordo di coloro che in ogni tempo ed in ogni parte del mondo ne sono vittime.

    @monica
    grazie davvero per questa tua preziosa testimonianza

    Rispondi
  • 4. A Gaza spenta « Oltre la Luna  |  31 gennaio 2009 alle 09:45

    […] dopo l’esposizione mediatica dei giorni scorsi, ora che anche una “strana” Giornata della Memoria è passata, può essere l’occasione di una riflessione su coloro che “senza se e senza […]

    Rispondi

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