Posts filed under 'Cose da non credere'
Calzini stravaganti
Ero curioso, così l’ho visto stamattina….
Ho visto stamattina il famooooso video mandato in onda da Canale 5 che ritrae il giudice Mesiano (quello della sentenza CIR-Fininvest) che in una normale mattinata libera passeggia per le strade di Milano, si fuma una o due sigarette, va dal barbiere e si siede ad una panchina.
Una brillante giornalista (di cui non vale la pena citare nome e cognome) definisce questo comportamento “stravagante” come il suo indossare pantaloni blu, mocassini bianchi e calzini turchese.
Mah… Credo che chi ha fatto questo “scoop” dovrebbe farsi curare, presto, e da uno bravo.
Certo, sono cose che danno da pensare…
Add comment 17 Ottobre 2009
Come ai tempi di Don Rodrigo

La Giustizia in Italia è sotto osservazione da tempo e da più parti. Personalmente ho sempre pensato che sia per noi italiani IL problema dei problemi, perché è dal funzionamento della Giustizia che dipende la qualità della nostra convivenza civile. Lestofanti, furbetti, violenti e prepotenti possono proliferare tranquillamente qui da noi perché si sa che raramente ti beccano e, quand’anche ti becchino, le pene tardano ad arrivare e, se mai arrivano, raramente vengono scontate del tutto.
Ma c’è un altro risvolto del (mal)funzionamento della giustizia, in particolare della giustizia civile, sul quale non avevo mai avuto occasione di soffermarmi: è quello messo in evidenza da Milena Gabanelli (l’autrice e conduttrice della rubrica televisiva “Report”) in questo suo articolo sul Corriere della Sera. Chiedere giustizia in Italia costa molto: la lunghezza delle cause (ormai la media per una causa civile è arrivata a dieci anni) fà sì che siano pochi a potersi permettere il lusso di intentare una causa o di resistere quando qualcun altro, specie se facoltoso (e tra i “facoltosi” metterei anche lo Stato, che le “sue” cause le paga con le nostre tasse) ne intenta una a te.
Ho presente un caso recente in cui un povero diavolo, dopo aver sborsato una ventina di mila euro di spese di difesa, è stato condannato a risarcire la parte lesa per 30.000 euro, e che non sa se gli convenga appellarsi o pagare subito, visto quanto gli costerebbe in soldi e in pressione psicologica andare avanti col secondo grado di giudizio.
Effettivamente il “servizio giustizia” sotto tanti aspetti dimostra tutta la sua inefficienza, in termini di tempi e risultati, in spregio alla norme fondamentali della nostra Carta Costituzionale che sancisce (art.111) il diritto delle parti alla ragionevole durata del processo, nonché alla disciplina comunitaria che afferma l’importanza di tali principi per ogni ordinamento moderno ed efficiente, quale dovrebbe essere quello italiano. Da noi c’è pure una legge del 1991 (c.d. Legge Pinto) che dovrebbe risarcire il malcapitato se la durata del processo eccede i quattro anni in primo grado, i due in appello e un altro anno in Cassazione: ma, a quello che ne so, sono pochi coloro che se la sentono di imbarcarsi in un’altra causa (allo Stato!) per ottenere questo misero risarcimento (dai 1000 ai 2000 euro per ogni anno in più).
Però non esiste nessuna legge che ci tuteli dall’eccessivo costo delle spese legali, che sono funzione del numero delle udienze e delle consulenze. E, come dice la Gabanelli, non è facile trovare una polizza assicurativa che sia disposta a coprirle.
Insomma, la Giustizia italiana sembra tornata ai tempi di Don Rodrigo e dell’avvocato Azzeccagarbugli, quando contava molto il censo e poco l’effettivo torto o ragione delle parti in causa.
Ma possiamo davvero definirci “liberi” se siamo costretti a soccombere quando riteniamo di aver subito un torto e non ci possiamo permettere di difenderci?
2 comments 30 Settembre 2009
Stravaganze, bizzarrie e simili
Per quanto sembri strano, la notizia più letta ieri sul “Corriere” online non riguarda la sciagura ferroviaria di Viareggio, né l’approvazione del DDL Sicurezza, né la questione delle controverse elezioni iraniane.
No, la notizia più letta è questa: “Tutti nudi al lavoro per un giorno” e riguarda un esperimento di psicologia aziendale tentato – pare con successo – in Inghilterra. Curioso l’esperimento, sorprendente il grande interesse dimostrato dai lettori.
A proposito di nudità, la seconda notizia più letta riguarda il caso del tizio cinquantenne che si è denudato a bordo di un aereo americano ad alta quota. C’è poco da fare: la nudità richiama il concetto di sesso e il sesso è l’argomento che in assoluto “tira” di più sui media e non solo (chiedere a Berlusconi per credere).
E concludendo con le bizzarrie, è interessante anche questa: al 103° piano del grattacielo più alto degli USA (412 m), a Chicago, è stato realizzato un balcone di cristallo, aperto al pubblico, che dà la sensazione di essere sospesi in volo. Deve essere una bella esperienza! (a patto di non soffrire di vertigini, ovviamente….)
Add comment 3 Luglio 2009
Il colmo per un sindacalista

Nuova caduta di credibilità per Sergio Cofferati, uno dei pochi del PD su cui avrei scommesso.
Aveva promesso solennemente che sarebbe tornato a lavorare alla Pirelli, e non avrebbe mai fatto politica. Pochi mesi dopo era sindaco di Bologna. E passi, a volte la nostalgia è canaglia.
Aveva dichiarato ufficialmente di non volersi ricandidare a sindaco, per stare vicino alla famiglia. Oggi è presente nelle liste del PD per le prossime elezioni europee. Mah….
Adesso, per Sergio Cofferati, icona del sindacalismo italiano, l’uomo che nel 2001 sfidò il primo governo Berlusconi, sconfiggendolo sulla riforma dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori dopo aver portato tre milioni di bandiere della CGIL a Roma, arriva – colmo dei colmi – una condanna per comportamento antisindacale: al Teatro Comunale di Bologna aveva minacciato, in caso di sciopero anche solo di una parte del personale di decurtare la paga pure a coloro che non avessero aderito allo sciopero.
Che dire? Anche le icone più splendenti a lungo andare si appannano.
3 comments 28 Aprile 2009
Otto milioni e rotti
Sono otto milioni e settecentomila i processi per cause civili o penali pendenti attualmente in Italia. La durata media di una causa civile si avvia ai dieci anni.

E’ come dire che la Giustizia in Italia non esiste, perché una giustizia che ti viene resa dopo dieci anni non ti serve più.
Basta passare una mattinata in un tribunale e seguire un paio di udienze per toccare con mano le storture e le aberrazioni di un sistema giudiziario che fa acqua da tutte le parti. Leggere per credere.
Add comment 27 Marzo 2009
Un paradosso nella tragedia
Niente paste e dolci, stamattina. Anzi, una riflessione amara.
9 comments 7 Febbraio 2009