Il tema di Italiano

11 maggio 2009 at 08:16 9 commenti

quarta ginnasio

Verso la fine dell’era giurassica frequentavo il liceo classico.
In quei remoti tempi felici, dopo i tre anni di scuola media, al classico c’erano due anni di ginnasio e poi tre anni del liceo propriamente detto. All’inizio del ginnasio si cambiava professore di italiano e proprio quell’anno era arrivato un professore nuovo, sulla quarantina o giù di lì. Un tipo dall’aria austera, dall’eloquio secco, raffinato ed essenziale, quasi tagliente. Mascella squadrata ed occhiali tondi, capelli biondi tagliati a spazzola, cortissimi.

Prima settimana di scuola, prime due ore di italiano, primo tema in classe, …era scontato.
Naturalmente non posso ricordare quale fosse l’argomento da sviluppare, ma non ho mai più dimenticato come andò.

All’epoca i temi si scrivevano su fogli protocollo a righe. Li si piegava in due in verticale e si scriveva sulla metà sinistra del foglio, lasciando tutta la metà destra vuota per le correzioni. Un tema che si rispettasse *non poteva* essere lungo meno di tre facciate (noi le chiamavamo “colonne”). Per prendere un *8* dovevi scriverne almeno quattro, se poi aspiravi a qualcosa di più prendevi un altro foglio e continuavi sulla quinta facciata, la sesta, ecc.

Svolto il tema, lo consegno al professore. Ho riempito le mie brave quattro colonne e sono in pace col mondo. Così come tutti gli altri miei compagni, ovvio. Ci aspettiamo che il prof ci riporti il compito corretto la settimana dopo, e naturalmente ciascuno muore dalla voglia di sapere come sarà valutato (è il primo impatto… sapete come va, no?).

Invece no. Il giorno dopo c’è ancora un’ora d’italiano: il prof ci riporta i temi e ce li riconsegna.  Ma…. non ci sono correzioni, non c’è nessun voto… !??
Dice: “Bene, ragazzi, ora avete un’ora di tempo per analizzare i concetti che volevate esprimere nel vostro tema, cerchiarli uno per uno ed esporli tutti ugualmente usando solo due facciate”.
Silenzio tombale… noi a guardarci l’un l’altro con le facce sbigottite… “Ma come? Il tema è buono quando è lungo, no? Cosa gli salta in mente, a questo qui?”…

Non era facile. E infatti fu durissimo. E lui, implacabile, a stralciare con segni vigorosi i periodi troppo lunghi, gli aggettivi superflui, le frasi che contenessero più di una subordinata. E giù una pioggia di votacci a chi proprio non voleva rassegnarsi alla brevità.

Così, per gli anni successivi, fu una continua sfida a fare temi concisi, essenziali, dalla struttura logica rigorosa sviluppata con costruzioni linguistiche semplici:  soggetto-predicato-complemento.
Guai a chi parlava di “fare la brutta copia”: nossignore, solo “belle copie”, tutto di getto: che importa se c’è qualche correzione? Ci dava al massimo un’ora, che si trattasse di raccontare le vacanze estive o di commentare un brano del Manzoni.
Inutile aggiungere che nella mia scuola la nostra Terza C fu la migliore classe della Maturità 1970-71.

——
Il Professor Massimiliano di Thiene scomparve qualche mese dopo quella Maturità per un male incurabile che aveva scoperto due anni prima, e che gli procurava emicranie terribili. Nonostante ciò, su nostra richiesta, aveva accettato con entusiasmo di essere il membro interno della commissione d’esame.
Questo ricordo è dedicato a Lui ed a tutti gli altri insegnanti che, ieri come oggi, con passione ed impegno preparano le generazioni future alla vita.

Grazie a Michelangelo Guzzardi per aver postato su facebook la foto della nostra classe.

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La scoperta dell’acqua calda FantaReferendum

9 commenti Add your own

  • 1. simona_rm  |  12 maggio 2009 alle 17:28

    bellissimo ricordo, ottimo insegnante. Anche se, io non avrei resistito al divieto della brutta copia, la brutta copia era vitale per me. La mia prof. voleva consegnata anche quella.

    Rispondi
  • 2. Neottolemo  |  14 maggio 2009 alle 14:45

    Vedo che in trent’anni è cambiato praticamente niente nel rito del compito d’italiano.
    Sono passati solo sei anni dacchè sono maturato in carta bollata, però mi hai messo addosso una specie di nostalgia. Quante belle insufficienze che ci rimediavo. Sigh.

    Rispondi
  • 3. Monica  |  15 maggio 2009 alle 09:18

    Rimpiango di non essere stata così fortunata con le professoresse di Italiano: le mie valutavano a metri ed io, ahimè, ero piuttosto sintetica nei miei elaborati.

    Da allora mi è rimasto appiccicato addosso un senso di impotenza e di inadeguatezza che mi coglie ogni volta che scrivo due righe, ma lo supero con coraggio ogni volta, ed eccomi qui a scrivere con te.

    A causa loro trovai magnifico rifugio nella matematica, non tutto il male vien per nuocere; esercizio certo, voto certo, percorso più breve fortemente apprezzato.
    Ero bravissima e il mio amor proprio tornava su a bilanciare l’andare giù. Dopo le medie scartai qualsiasi percorso scolastico mi portasse più a stretto contatto con “la valutazione impropria, arbitraria e ingiusta” di qualsiasi prof. di Italiano.

    Insieme al senso di inadeguatezza mi è rimasto però addosso anche un forte rimpianto e leggo quasi con invidia la storia narrata nel tuo post.
    Ma non ti crucciare perché, pervicacemente, continuo a scrivere, anche se quasi di nascosto come ho sempre fatto, continuo a sognare di scrivere, continuo a leggere quello che gli altri scrivono e, appena mi sarà possibile, mi riscriverò all’università al corso di laurea di lettere e filosofia.

    Tra le arti è la letteratura quella con cui mi ritrovo più in sintonia e, nonostante loro, le prof, continuo a viverla come un miracolo.
    Quella serie di parole, singolarmente insulse, ma nella scelta complessiva talmente perfette, da essere in grado di trasmettere tutto ed anche di più, ogni volta mi commuove.
    E mi commuove non solo per lo specifico contenuto trasmesso ma anche e soprattutto per il miracolo che si ripresenta, un miracolo ogni volta nuovo e ogni volta commovente nella sua intima essenza.

    Grazie del bel post e dei languidi ricordi che hai scatenato.

    Rispondi
  • 4. simona_rm  |  15 maggio 2009 alle 14:44

    Fu, ma questa foto qui è la tua classe? Tutti maschi? Istituto tecnico eh? ;)

    Rispondi
    • 5. Fully  |  15 maggio 2009 alle 17:45

      Sì, questa foto è quella della mia classe.
      No, non era un istituto tecnico: come ho detto, infatti, ho frequentato il liceo classico. Ma era una scuola parificata tenuta da religiosi (forse per te, romana, il suo nome non sarà sconosciuto, era l’Istituto Massimiliano Massimo, EUR) ed allora era solo maschile. Le prime femminucce arrivarono l’anno dopo la mia maturità (sempre fortunato, io!)

      Rispondi
      • 6. Sara  |  16 maggio 2009 alle 11:41

        A questo punto vogliamo sapere tu quale sei!!!!!! :mrgreen:

        Rispondi
        • 7. Fully  |  16 maggio 2009 alle 15:57

          Lascia stare, è inutile… Sappi che ho stentato anch’io a riconoscere me stesso :mrgreen:

          Rispondi
          • 8. Neottolemo  |  16 maggio 2009 alle 19:32

            Io ti ho visto in altre sedi, secchione :mrgreen:

          • 9. Sara  |  18 maggio 2009 alle 07:56

            Così non vale!!!

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