Gaza, perché?
30 Dicembre 2008
Quello che sta accadendo nella striscia di Gaza è difficile da interpretare, almeno per me.
Non mi è bastato rileggere per sommi capi le pagine di Storia che riguardano questo martoriato lembo della Terra (comprese quelle di parte filopalestinese) per riuscire a capire le vere motivazioni per cui due popoli tentino di distruggersi l’un l’altro anziché cercare di convivere in pace.
Perché? A chi giova? Questa è la domanda a cui non so rispondere.
Quando l’ho posta, nella redazione di MC, Doxaliber ha risposto così:
Secondo me il motivo è semplice: tutte e tre le religioni monoteiste ritengono quel territorio “terra santa” e vogliono prevalere in modo assoluto sulle altre. Entrambi i popoli, pur composti da una larga fetta di “moderati”, covano al loro interno estremisti che sono disposti a morire ed a far morire altre persone piuttosto che raggiungere un qualsiasi compromesso sugli altri.
Naturalmente la religione è soltanto l’oppio dei popoli, in realtà la situazione è stata creata ad hoc dai leader occidentali che, sul finire della guerra, volevano trovare un modo per controllare quel territorio ricco di petrolio. Non esiste modo migliore che instaurare dittature, provocare guerre, lasciare il popolo in condizioni di povertà, miseria ed ignoranza. Una mina vagante e perfettamente organizzata come uno stato occidentale all’interno del territorio, così da distrarre il popolo bue dai veri problemi, è sicuramente una soluzione ottimale.
Sarà… Ma io davvero non riesco a credere che la motivazione di fondo sia quella della sovranità su Gerusalemme in quanto città sacra alle tre religioni monoteiste. Mi parrebbe un’enormità che ancora oggi, negli anni 2000, negli anni del relativismo, negli anni in cui si assiste ad un impressionante calo della forza attrattiva della spiritualità, ci siano popolazioni disposte a scannarsi per questo.
Eppure non sembra affiorare una risposta migliore. La Palestina non è terra ricca di petrolio, l’unica attività che possa dar da campare a qualche migliaio dei suoi 1.400.000 residenti (per lo più profughi in condizioni di indigenza) è la pesca. Ma si può parlare seriamente di attività economica in un territorio dove la principale occupazione sembra essere la guerriglia e il traffico di ciò che serve per farla?
Sento affermare che dietro Hamas – l’ala intransigente che è al potere da tre anni grazie a libere elezioni – c’è l’orgoglio dell’Islam intero. Ma leggo anche che ora anche l’Islam (quello ricco di oro nero, soprattutto) si sta stufando di questa intolleranza che da decenni non porta a niente.
E come è difficile – per qualcuno che voglia capire prima di giudicare – trovare voci che non parteggino per l’una fazione o per l’altra, come se una storia di sangue come quella del conflitto israelo-palestinese potesse essere oggetto di una sorta di tifo calcistico.
Entry Filed under: Le infinite domande. .
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1.
A Gaza spenta « Oltre la Luna | 31 Gennaio 2009 at 09:18
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